Nov 17, 2018 Last Updated 5:31 PM, Jan 29, 2017

KARATE E ARTI MARZIALI TRA TRADIZIONE E MODERNITA’, TRA JUTSU E DŌ

Pubblicato in KarateDo
Letto 6343 volte
Vota questo articolo
(4 Voti)

KARATE E ARTI MARZIALI TRA TRADIZIONE E MODERNITA’, TRA JUTSU E DŌ

di Lucio Maurino – Direzione didattica KARATEKAI ITALIA

Le arti marziali giapponesi hanno esercitato una grande influenza sulla cultura giapponese nel corso dei settecento anni del governo feudale. Dal “Periodo Muromachi” (1392-1573), e all’ ‘”Epoca dei paesi combattenti” (1482-1558), in particolar modo, i “bushi” (guerrieri) ricevevano una formazione molto intensa, che al giorno d’oggi sarebbe impensabile riproporre. Inoltre, poiché le arti marziali (Bujutsu) sono direttamente connesse alla vita e alla morte, essi si addentrarono anche profondamente nei problemi dello spirito, e, attraverso gli insegnamenti e le pratiche ascetiche dello Shintoismo, del Buddismo, del Confucianesimo, di Chuang-tse e Lao-tse, innalzarono ai massimi livelli queste “Vie“.

Quando ci si riferisce alle arti marziali giapponesi antecedenti l’era Meiji (1868), oppure all’editto Haitōrei del 1876 (editto imperiale che vietava di portare in pubblico le spade), si utilizza il termine Koryū (古流), che significa scuola antica (o anche tradizionale). Lo scopo primario delle Koryu (cioè delle scuole di arti marziali antiche/tradizionali) era quello del loro impiego in guerra (di fatto sono arti marziali intese come Jutsu, nel senso di metodo, tecnica, arte). Un esempio di Koryu è quello riferito ad una scuola generica che preserva inalterata la propria pratica marziale tradizionale (o antica) anche in assenza di conflitti (di fatto contesti dove venivano effettivamente testate l’efficacia delle tecniche e delle tattiche). Ci sono poi delle Koryu che hanno introdotto modifiche al loro metodo di pratica in relazione ad una forma di aggiornamento temporale.

Quando terminò l’ “Epoca dei paesi combattenti”, nella tarda “Epoca Edo” in cui regnò la pace, venne stabilito il sistema feudale. In quel periodo si creò una distinzione fra le pratiche marziali usate nel combattimento vero e proprio e le pratiche marziali connesse con il codice di formazione del “Bushidō“, che enfatizzava lo spirito di lealtà, cui venne data una grande importanza. Poiché nel “Periodo Showa” (1925-1988) queste ultime furono utilizzate per rafforzare e diffondere lo spirito di patriottismo e anche a causa del fatto che ciò ebbe un forte impatto fra la gente, ancora oggi sono in molti a credere che lo spirito del “Budō” (o anche Gendai Budō 現代武道), corrisponda all’idealismo confuciano. Questa è la via dell’etica (morale) sociale che si creò per soddisfare le esigenze di quei tempi ed è generalmente chiamata la “Via dell’Etica” (Shinkaku no Michi).

Infatti, con il termine Gendai Budō, letteralmente “Via marziale moderna”, si definiscono le arti che furono fondate dopo il 1868, il cui scopo era focalizzato non più sulle tecniche di combattimento corpo a corpo da utilizzare in guerra, bensì all’auto-miglioramento (psicofisico e spirituale) dell’individuo che le praticava, con diversi livelli di enfasi circa le possibili applicazioni pratiche (da arte per la difesa personale a sport).

La parola Budō è composta da due kanji, Bu () e (). Bu significa marziale o guerra, e Dō (o anche Michi) significa Percorso o Via. In cinese, il carattere Dō (pronunciato “Tao“) è molto meno tangibile, dato che non significa soltanto Via. Tao esprime anche una visione olistica del mondo ed un’idea di completa unità. I giapponesi hanno adattato la parola Dō a finalità più pratiche. Quando la usano come suffisso per descrivere un’attività, non necessariamente marziale, come il Chadō (茶道), Via della preparazione del tè, ad esempio, Dō rappresenta la conoscenza in una data disciplina. Per quel che riguarda gli esseri umani, Dō è la via dell’autorealizzazione e dell’armonia con l’universo. Riguardo il prefisso Bu, possiamo quindi assumere che questa autorealizzazione sarà raggiunta attraverso lo studio e la pratica di una disciplina marziale.

Il problema per gli occidentali è che entrambi i termini Budō e Bujutsu sono stati tradotti sempre come Arte Marziale. Sebbene chiaramente evoluto allo scopo di adattarsi alle moderne condizioni sociali, politiche ed etiche, nonché ad un diverso approccio pedagogico, il Budō (o Gendai Budō) deriva più o meno direttamente dal Bujutsu (o Koryu Bujutsu = arte marziale antica/tradizionale), che in realtà è l’ancestrale disciplina del combattimento: puramente pratica, diretta e mortale.

E’ dunque importante avere ben chiaro che la nozione di difesa personale è intrinseca nel Bujutsu. Il carattere Bu è in realtà composto da due parole: lancia e interruzione. Quindi il Bujutsu è più che altro un metodo per difendersi piuttosto che attaccare un altro uomo. Inoltre i praticanti di Bujutsu ricevevano anche insegnamenti morali, ma venivano da studi separati di Confucianesimo e altre filosofie. La filosofia non faceva certo parte, a quel tempo, dell’educazione marziale.

E’ necessario, quindi, abbattere il mito del Budō “tradizionale“. Tutti i Budō sono stati creati tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, non c’è nulla di veramente tradizionale nel praticare un Budō, tutti i Budō furono creati dopo che divenne chiaro che le discipline marziali tradizionali dovevano cambiare se volevano sopravvivere. A quel tempo, il Bujutsu non era più pertinente in senso pratico, a causa dei progressi sociali e tecnologici, così come delle pressioni politiche. Dallo smantellamento della classe guerriera durante la restaurazione Meiji fino agli anni del dopoguerra, quando le discipline di combattimento erano proprio proibite, per le arti marziali è stata davvero dura trovare una giustificazione per la loro esistenza. Alcuni visionari invece pensarono che il valore educativo della pratica di un’arte marziale non doveva andare perso e crearono quindi il Budō a partire dal Bujutsu. Studiando gli scritti dei fondatori dei Budō più importanti, Jigoro Kano (Judō), Morihei Ueshiba (Aikidō) e Gichin Funakoshi (Karatedō), restano pochi dubbi riguardo il vero scopo per cui sono state create queste discipline.

Sebbene il termine Budō sia alquanto recente, il processo di demilitarizzazione della società giapponese e l’indebolimento delle tecniche marziali sono molto più recenti. Probabilmente tutto era cominciato a partire dal sedicesimo secolo, quando lo shogunato dal pugno di ferro dei Tokugawa prese il potere in Giappone e mise fine a secoli di costante guerra civile. I Bushi (guerrieri) divennero samurai (servitori civili) e le tecniche che una volta si usavano in combattimento vennero ridefinite e semplificate per un uso più rado e principalmente urbano. In realtà l’ideologia del Bushidō (Via del guerriero), prese forse piede dal fatto che il samurai non aveva molto da fare (niente più guerre da combattere) ed un sacco di tempo da ammazzare (il loro grado non gli permetteva di esercitare altre professioni). Quindi riuscivano a vivere più a lungo non venendo uccisi in guerra nel fiore degli anni, e probabilmente divennero anche più saggi con l’età. Di conseguenza, si sforzavano di giustificare le loro capacità, oramai inutili, associandole ad una filosofia di vita e ad attributi morali. E’ interessante notare che la parola Bushidō è una invenzione molto recente, sebbene la sua filosofia sia stata sviluppata e glorificata per lungo tempo negli scritti di autori come Tsunetomo o Musashi, tra i più influenti.

In riferimento al valore intrinseco del Dō, il 1868 può apparire troppo avanti nel tempo, dato che il processo di pacificazione portato e imposto dallo shogunato Tokugawa ha garantito al Giappone ed ai suoi Feudatari oltre 200 anni di pace e stabilità, sino alla restaurazione Meiji. Quindi, ciò che porta al concetto filosofico di Dō, in una valenza marziale, vede la luce prima dell’era Tokugawa, in quanto necessità di sopravvivenza dell’arte, dando uno spazio importante anche all’estetica, alla gestualità individuale come viatico filosofico per conseguire un miglioramento interiore.

La seconda parte dell'articolo

FONTI BIBLIOGRAFICHE

1. J. Kano, Journal of Health and Physical Education (1932); J. Kano, Kodokan judo. (Edizioni Mediterranee, 2005);
2. M. Ueshiba and K. Ueshiba, Budo: gli insegnamenti del fondatore dell’aikido. (Ed. Mediterranee, 2000);
3. M. Ueshiba e J. Stevens, L’arte della pace. (Ed. mediterranee, 2004);
4. G. Funakoshi, Karate-do: Il mio stile di vita. (Ed. Mediterranee, 1999);
5. H. Tada, “Spirito-Tecnica-Corpo”, (Ed. Tempukai – n°14, 2004);
6. Nitobe, Bushido: the soul of Japan. (Kodansha International (JPN), 2002);
7. Y. Tsunetomo, Hagakure: il libro segreto dei samurai. (Mondadori, 2009);
8. M. Miyamoto, Il libro dei cinque anelli. (Mondadori, 1998);
9. Draeger, Donn F. Classical Bujitsu (Martial Arts and Ways of Japan). Weatherhill, 1973, 2007;
10. Hall, David A. Encyclopedia of Japanese Martial Arts. Kodansha USA, 2012;
11. Skoss, Diane, Editor. Koryu Bujutsu: Classical Warrior Traditions of Japan. Koryubooks, 1997;
12. Skoss, Diane, Editor. Sword and Spirit: Classical Warrior Traditions of Japan, Volume 2. Koryubooks, 1999;
13. Skoss, Diane, Editor. Keiko Shokon: Classical Warrior Traditions of Japan, Volume 3. Koryubooks, 2002;
14. Kenkyusha’s New Japanese-English Dictionary, Kenkyusha Limited, Tokyo 1991;
15. Draeger, Donn F. (1974) Modern Bujutsu and Budo. New York: Weatherhill. Page 57;
16. Fumon Tanaka (2003) Samurai Fighting Arts: The Spirit and the Practice. Tokyo: Kodansha International Ltd. Page 22;
17. Japanese-English Dictionary of Kendo. All Japan Kendo Federation. Tokyo. Japan. 2000. Page 52;
18. Armstrong, Hunter B. (1995) The Koryu Bujutsu Experience in Koryu Bujutsu – Classical Warrior Traditions of Japan. Page 19-20;
19. Armstrong, Hunter B. (1995) The Koryu Bujutsu Experience in Koryu Bujutsu – Classical Warrior Traditions of Japan. New Jersey: Koryu Books. Page 20;
20. Donn F. Draeger, 1973. Classical Budo. Page 36;
21. Armstrong, Hunter B. (1995) The Koryu Bujutsu Experience in Koryu Bujutsu – Classical Warrior Traditions of Japan. New Jersey: Koryu Books. Page 20;
22. Draeger, Donn F. (1973) Classical Budo. Boston: Weatherhill. Page 68;
23. Knutsen, Roald (2004) Rediscovering Budo. Kent: Global Oriental. Page 22-23;
24. Donn F. Draeger, 1974. Modern Bujutsu & Budo. Page 135;
25. Armstrong, Hunter B. (1995) The Koryu Bujutsu Experience in Koryu Bujutsu – Classical Warrior Traditions of Japan. New Jersey: Koryu Books. Pages 19-20.

Ultima modifica il Giovedì, 19 Maggio 2016 08:12
Lucio Maurino

Specialista in Scienze Motorie Preventive e Adattative – Specialista certificato in Esercizio Correttivo® - Allenatore IV° Livello Europeo CONI per FSN e DSA – Docente Esperto Scuola Regionale dello Sport CONI Campania

Sito web: luciomaurino.com

Lascia un commento

Make sure you enter the (*) required information where indicated.Basic HTML code is allowed.

Seguici su Facebook

Iscriviti alla Newsletter KARATEKA.IT

Vuoi conoscere in tempo reale le novità del sito Karateka.it? Iscriviti alla newsletter! Un fantastico regalo per te!!
Riceverai al più presto il link per scaricare il tuo regalo!

Most Read