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È urgente introdurre i cartellini nel Karate!

Dojo sempre più a rischio chiusura, il sostegno economico non può arrivare solo dalle iscrizioni. Ecco come i cartellini aiuterebbero tutto il movimento del Karate Sportivo.

cartellini sportivi

Probabilmente sono influenzato dal mio background in Economia, ma penso ci sia anche una buona dose di realtà nel dire che i Dojo, più che mai, hanno bisogno di diversificare le entrate.

Spesso la parte economica di un’attività sportiva viene demonizzata. Quasi fosse svilente. A mio avviso, invece, è semplicemente una variabile. E come tale, la differenza, la fa come te ne approcci e non la sua natura. Indubbiamente viviamo e vediamo situazioni distorte dal denaro, ma francamente non sono solo circostanziate all’attività sportivo-agonistica. 

Premessa: quando parlo di Karate Sportivo mi riferisco al circuito FIJLKAM. Da una parte perché è quello che conosco, dall’altra perché parte della World Karate Federation, l’unica oggi riconosciuta dal Comitato Internazionale Olimpico e con un circuito che permetterebbe di realizzare davvero questo cambiamento.

Cosa sono i cartellini sportivi

Il cartellino sportivo è un titolo che determina il legame tra società e atleta. Prendo in prestito le parole di Wikipedia per spiegare in modo esaustivo:

[…] documento comprovante la registrazione e il tesseramento di un atleta presso una società sportiva. Esso ha valore vincolante ed esclusivo per le attività agonistiche, ha durata pari almeno a quella di una stagione sportiva e si intende tacitamente rinnovato senza scadenza.

Il cartellino viene considerato di proprietà della società sportiva con vincolo solo nei confronti della società presso cui l’atleta ha effettuato l’addestramento e la formazione tecnica; questa prima società ha il diritto di stipulare con lo stesso il primo contratto professionistico.

Per i successivi contratti, dato che non è più presente il vincolo sportivo, il contratto può essere rescisso unilateralmente anche dall’atleta e i termini dell’accordo e la sua durata possono essere modificati attraverso una contrattazione della società con i legali rappresentanti dell’atleta.

Detenere i cartellini sportivi degli atleti con un valore, permetterebbe alle società di poter avere asset tangibili per la credibilità verso l’esterno. Aiuterebbe con gli Sponsor, appeal verso i praticanti, diventerebbe un riconoscimento misurabile delle prestazioni sportive, aumentando la partecipazione. 

Non di rado infatti, la valutazione economica di un cartellino è legata strettamente alle prestazioni e risultati sportivi in modo diretto (come la posizione nel ranking), proprio per evitare che diventi un mercato del pesce. Specialmente se di mezzo ci sono cartellini di minorenni. 

Un sistema che ovviamente dovrebbe avere una sua regolamentazione ponderata e sulla quale discutere, ma che farebbe fare un salto alla situazione per com’è adesso.

Cosa dice il regolamento attuale

In breve, al momento, ogni atleta è legato alla propria società con possibilità di svincolo solo:

  • Alla fine del quadriennio olimpico, con tempistiche non facili da cogliere.
  • A causa del cambio di residenza, che permette anche una diversa affiliazione nello stesso quadriennio.

Qui trovi il regolamento completo

Come è facile intuire, esistono scappatoie, volendo, anche per questo regolamento. Ovviamente non rientrano nelle regole e tanto meno sono qui a osannarle. Piuttosto mi sembrano un valido argomento se pensi che “i cartellini siano la rovina dello sport”. 

Alcuni vantaggi di un sistema economico nel Karate

La sofferenza delle palestre si accomuna da nord a sud negli stessi tratti: fatica per le attrezzature; difficoltà nel convincere gli/le Karateka a fare gare anche perché costano alle famiglie; difficoltà a creare momenti anche con più Dojo poiché necessariamente a pagamento; difficoltà nel trattenere ragazzi dopo le superiori perché impegnati magari nei loro lavoretti oltre lo studio universitario, o incanalati verso il lavoro perché il Karate non può essere fonte di reddito. 

Si contano sulle dita le realtà che hanno sponsorizzazioni serie, e che per di più spesso vengono da genitori di praticanti. Questo mica per per sminuirle, bensì per sottolineare la grossa difficoltà di uscire dal guscio.

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Come giustifichi a uno sponsor il suo investimento senza che capisca nulla di Karate? 

Con i numeri, i risultati e i bilanci. Si, perché chiunque quando deve giustificare una scelta si aggrappa a elementi qualitativi che è in grado di riconoscere e su cui può dare un giudizio. Il resto è fiducia. Quindi, se pensi a un imprenditore o imprenditrice, cosa credi che guarderà?

Pensa anche alla maggior facilità di giustificare le spese e chiedere investimenti perché “se tutto va come deve”, questo comporta un ritorno economico (crescita del valore del cartellino) e sociale (i risultati attraggono la passione di nuovi Karateka!). 

Inoltre, poter monetizzare il passaggio di un/una Karateka si ripercuote a cascata su tutta la società. Qualche migliaio di euro extra non solo permette di aumentare la qualità del tuo Dojo, ma magari anche di aumentare la possibilità di gare e allenamenti gratuiti per i tuoi allievi. E non solo di Karate Sportivo.

È difficile lottare senza uno scopo, accettare un sistema con poche prospettive e poco stimolante a livello personale. La cerchia di chi vive di solo Karate è estremamente ristretta e certamente non una scelta dettata dai soldi. 

Dare la possibilità a tutti, a ciascun livello, di potersi immaginare sul tatami a vita, con ritorni dignitosi per vivere, sarebbe una grande vittoria per il Karate. E i cartellini, in questo, aiuterebbero non poco. 


Sono curioso di conoscere la tua opinione su questa mia provocazione! Non vedo l’ora di leggerti nei commenti. 

 

3 commenti su “È urgente introdurre i cartellini nel Karate!”

  1. La legge sullo sport ha abolito il vincolo del cartellino.
    Forse questo tipo di mentalità è il problema del karate FIJILKAM e WKF.
    Si propongono circuiti di gara fuori dalla realtà, quando la dimensione del karate agonistico non è adatta a questo tipo di realtà. Circuiti troppo dispendiosi per il 99% dei club.
    La ricerca di sponsor, prima che dal cartellino dovrebbe passare per il circuito Olimpico, ma il karate è fuori da Tokio e da Los Angeles.
    Il CIO chiede che il karate sia inclusivo, il cartellino sarebbe inclusivo?
    I ragionamenti da fare sono ad un livello completamente diverso.

     
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    • Buongiorno Marco, sono molto contento del tuo commento perché l’intento dell’articolo è proprio quello di instaurare una conversazione sul tema. L’utilizzo dell’esempio del vincolo sportivo è semplicemente perché a mio avviso il più diffuso e afferrabile come concetto. Ovviamente ogni forma similare che introduca una monetizzazione delle prestazioni sportive per le società è il mio vero scopo. Su modi e termini ho una completa apertura.

      Sulla tua riflessione, parto con il dirti che personalmente preferisco pensare a portare il basso verso l’alto, piuttosto che ridimensionare per le mancate risorse. Poi però, credo che tu commistioni più e diversi piani. Vado per punti:

      > È vero, il cambiamento deve essere sistemico. Ma è altrettanto vero che il professionismo non vuole e non è per tutti. L’aumento di denaro nel sistema aiuterebbe proprio la creazione di eventi per “il basso” (passami il termine), aiutando anche più outsider meritevoli nel provare gare di alto livello, al momento che le società li possono finanziare. Inoltre, c’è da fare una valutazione sui numeri degli/delle atleti/e: immaginiamo di avere una Premier League con gare mondiali, la Serie A con gare Europee, la serie B con gare nazionali e la serie C con Gare regionali, una volta al mese. Abbiamo davvero tutti/e questi/e atleti/e agonisti/e per riempire ogni evento a ogni livello, che non vedono l’ora di fare una gara al mese? Esiste uno sport dove tutto questo, senza sponsor, non ha costo per gli/le atleti/e?

      > Senza dubbio la mancanza delle Olimpiadi è un problema. Ma più di quello è proprio il livello “dell’alto” a essere troppo basso. L’MMA non è alle Olimpiadi, eppure macina un sacco di soldi e sempre più iscritti. Attenzione: la mia è solamente una valutazione sportivo-economica sullo sport da combattimento, non una comparazione di valori o discipline. Quindi sì, è vero che essere Olimpici aiuta, ma aiuta di più spingere su eventi e visibilità. Se la punta della piramide guadagna migliaia di euro l’anno, la base non può che prendere poco più di zero.

      > Sì, il cartellino è inclusivo – ribadisco, dico cartellino come per dire qualsiasi forma che dia valore economico alle prestazioni sportive – perché a oggi anche poche migliaia di euro per un club fanno la differenza. Sono quelle che permettono di mantenere un corso amatori con 3 iscritti, abbassare le quote per i più piccoli e i non agonisti, mandare i ragazzi a fare le gare per farsi le ossa senza spendere di tasca loro. Il fatto è che questi soldi, ora non ci sono.

      Spero di essere stato più esauriente 😀

       
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  2. Ciao Alessio, scusami per il ritardo.

    Comprendo bene quello che dici, e sicuramente concordiamo sul fatto che il Presidente sia un imprenditore, e per far vivere e sopravvivere il suo dojo, debba reperire i mezzi e i fondi necessari.

    Non concordo sul fatto che per ottenere prestazione d’alto livello (anche nel senso economico) il karate possa permettersi di star fuori dalle Olimpiadi (o di far finta di starci dentro, standone fuori, e raschiando il fondo del barile della notorietà per i prossimi 4 anni 🙂 ).

    Non sono molte le nazioni con atleti professionisti nel karate.

    A che pubblico, a che sponsor, interessa vedere sempre gli stessi 5 atleti che si contendono il podio? A quelli del settore.
    Il karate sportivo necessita di godibilità da parte degli spettatori (organizzazione di competizioni non basate sulla noia e sulle attese) e di visibilità.
    Una gara di karate vista in TV deve essere al CARDIOPALMA . Un esempio ottimo sono stati i commentatori di discovery channel per le olimpiadi.
    Ma essere OLIMPICI, vuol dire essere inclusivi.
    Quello che non capisco è come un cartellino possa portare soldi ad un piccolo club.
    Si forse se vendi il cartellino di un’atleta…. Però poi se un tuo atleta bravo vuol cambiare palestra gli devi dire “ok, sono 15.000 euro”… Non mi sembra una cosa nelle nostre corde.

    Sei veramente convinto che con gli introiti dei cartellini ci si paga una sorta di serie B?
    Un esempio alternativo: la strada che ho percorso per finanziare il mio club è diversa e si basa sull’inclusività.
    >A parte che non ho corsi con 4 atleti, anche in pandemia minimo 15 persone ( e di karate abbiamo 4 corsi, tutti in attivo).
    >Per autofinanziarci, abbiamo organizzato i centri estivi multisportivi, dove ovviamente il karate è lo sport principe. Con gli introiti dei centri, finanziamo l’attività agonistica.
    >Oltre gli introiti dei centri, abbiamo anche gli introiti dei corsi (non solo karate) e stiamo organizzando il doposcuola sportivo e l’attività motoria per gli anziani la mattina (questi ultimi 2 sospesi per covid).
    >Con le eccedenze dei corsi, con gli anni abbiamo comprato all’asta una sede, l’abbiamo sistemata, e da qualche anno abbiamo una sede di proprietà

    Perchè è un sistema inclusivo? Perchè nei centri estivi, nei corsi, nel doposcuola , lavorano i ragazzi più grandi della società e ricevono un compenso sportivo dilettantistico.
    Per fare queste cose mi aiutano i ragazzi del servizio civile regionale e nazionale. Grazie ai bandi che ho vinto regolarmente.

    I ragazzi agonisti hanno 4 gare l’anno con l’alloggio pagato.(Di cui una all’estero).

    Non ce la stiamo passando male, non abbiamo tanto ma abbiamo più di quello che ci serve , e non ho finanziato io di tasca mia.

    Capirai che dal mio punto di vista, vedo come irrealista apettare uno che ti da i soldi per un tesserino.
    I soldi per mantenere la società arrivano dal lavoro della stessa, dalla capacità di rimboccarsi le maniche e tenere duro, e dalla testa per mettere e tenere tutto insieme.
    Non voglio gente che ti propone fatture 4 a 1 o cose strane. (quello è il sistema delle squadre e arrive dal cartellino al 4 a 1 per lo sponsor il passo è breve).

    Passare per la strada dell’inclusione significa anche che Crisan e Espinosa collaborino e lavorino insieme .
    Lo skateboard lo ha fatto, adesso sono dentro.

    E se non fosse possibile finanziarsi in altri modi? Dal mio punto di vista non si fa.
    Se dovessi lavorare per pochi e non per tutti chiudo la ASD e ci apro un pizzeria.

     
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