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Cos’è il Kiai, l’URLO del Karate!

Nel Karate e nelle arti Marziali, il Kiai è il momento culminante della tecnica. Ma sei sicuro di utilizzarlo nel modo corretto? scoprilo...

Quante volte siamo stati derisi come Karateka dall’uso del Kiai?

Quante volte abbiamo trovato difficoltà a spiegare a profani perché ha senso urlare durante un gesto di attacco?

Tutti i Karateka sono passati dalla fase in cui emettere un suono al termine di una tecnica gli sembrava ridicolo? E avevamo ragione!! Urlare durante l’esecuzione di un gesto è ridicolo e davvero inutile.

E allora il Kiai? È un’altra cosa!

È infatti molto facile confondere un urlo fatto con la voce dall’espressione di massima unione dell’energia.

Vediamo cosa è il Kiai e perchè non solo ha senso utilizzarlo ma è davvero una tecnica a se che deve essere padroneggiata.

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I benefici del Kiai

Il Kiai è utile al karateka (e non solo) per diversi benefici pratici:

  1. Respirazione: di fronte a un pericolo, mentre l’adrenalina scorre nei vasi sanguigni, è normale che ci dimentichiamo di respirare o non respiriamo correttamente per far fronte all’improvviso aumento della frequenza cardiaca e al rapido esaurimento dell’ossigeno attraverso il suo passaggio nelle nostre fibre muscolari. Il Kiai può essere utile per ricordare al corpo di respirare.
  2. Maggiore Potenza: se il Kiai viene eseguito correttamente, i muscoli intorno allo stomaco sono tesi ed è stato detto da antichi fisiologi asiatici che questo permette di trasferire energia dall’addome alle periferie del corpo quali gomiti, ginocchia, mani e piedi. È conoscenza anche occidentale dell’uso del respiro che porta energia verso la periferia (respirazione Training Autogeno).
  3. Distrazione: lo sa chi pratica difesa personale, l’urlo improvviso può distrarre l’avversario, spaventarlo o addirittura indurlo a sbagliare sulle proprie tecniche. Un combattente addestrato può sfruttare immediatamente questa lacuna nella concentrazione dell’avversario per sconfiggerlo.

    Alcuni marzialisti iniziano la fase di combattimento con un Kiai, proprio per incutere la propria superiorità nello spirito. Sei in una rissa di strada le urla potrebbero attirare l’attenzione dei passanti e ricevere assistenza (o almeno ispirare qualcuno a fare un’utile chiamata alla polizia).

Significato di Kiai

La parola Kiai è composta dalle due lettere Kanji giapponesi: Ki (気)  e Ai (合) . 

Ki (気)  – significa spirito, mente, energia, forza.
Ai (合) – è una contrazione del verbo “Awasu” che letteralmente significa “unire”.

Quindi la parola Kiai significa “Spirito unito” o “Unione dell’energia”.

Se conosci un po’ dei kanji giapponesi avrai notato come l’inversione dei simboli che compongono la parola Kiai sono AIKI, ai quali basta aggiungere il noto suffisso DO (la via) per ottenere il nome di un’arte marziale giapponese che proprio nell’unione dello spirito e dell’energia fa il suo fondamento: l’AIKIDO.

Quando emetti un kiai, non stai solo urlando, ma stai comprimendo e rilasciando velocemente la tua energia immagazzinata.

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Come eseguire un KIAI perfetto?

È tutta questione di trasverso dell’addome!

Il muscolo trasverso dell’addome è un importante compressore dei visceri e attraverso la sua contrazione è in grado di appiattire la parete addominale.

Secondo gli studi scientifici il muscolo trasverso dell’addome si contrae anticipatamente e in maniera inconscia durante il movimento degli arti superiori e inferiori nella vita quotidiana stabilizzando il bacino e la lombare.

Quindi l’uso corretto del timing di attivazione è di fondamentale importanza per la salute della schiena e dei dischi intervertebrali.

Durante la massima espressione di potenza, durante un colpo portato con il pensiero dell’Ikken Hissatsu (Un pugno una uccisione) è indispensabile questa contrazione.

Molti Karateka che eseguono il Kiai per la prima volta suonano come topi piuttosto che come leoni. 

Non stai urlando come una comparsa in un film dell’orrore, devii imprimere la tua presenza su tutti quelli che ti circondano. Non importa chi ti ha detto di “stare zitto e non fare storie”, ora è il momento di ignorarli. Sii forte.

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Metodi di allenamento del KIAI

Per allenare il Kiai non basta urlare!
Dobbiamo imparare a emettere una espirazione forzata con il muscolo trasverso dell’addome contratto.

Conosci la respirazione PIA?
metodo di respirazione con uso della pressione intra addominale.

Molto banalmente si tratta di imparare a respirare e muoversi con l’addome retratto grazie al suddetto muscolo.

  1. Sdraiati a terra, supino con le gambe flesse, i piedi poggiati al suolo e gli arti superiori ed il capo rilassati
  2. Retrai l’ombelico verso la colonna come per entrare in un paio di jean attillati, senza utilizzare il tronco per compensare.
  3. Respira mantenendo la posizione retratta della pancia. metti le mani sotto le coste
  4. Prova a tossire e percepisci la regione del tuo corpo interessata nel movimento.

Adesso che hai imparato ad attivare il muscolo mettiamoci di più:

  1. Prova dalla posizione precedente a sollevare un ginocchio alla volta per controllare il movimento degli arti inferiori senza perdere la pressione intra addominale.
  2. Esegui dei gesti di Karate in posizione ortostatica mantenendo la P.I.A.

ora è il momento di emettere un suono!

Urla una vocale o una sillaba come “EI” o “YA” o “OH” e mentre lo fai cerca di far provenire il suono dagli stessi muscoli che hai azionato durante il colpo di tosse.

Hai eseguito il tuo primo vero KIAI!

Come si applica il Kiai durante l’esecuzione dei gesti tecnici?

Solitamente il Sensei ti chiede di utilizzare il Kiai in alcuni momenti specifici: al termine di una serie di Kihon oppure nei punti preordinati nel Kata. È solo una convenzione!

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Il Kiai avviene nel momento di finalizzazione dell’azione e quindi se immagini e interpreti ogni tecnica come definitiva puoi emettere il Kiai quando vuoi. Per tutte le altre tecniche c’è il Kime!

Ma il Kiai è solo nelle Arti marziali?

Ma siamo gli unici ad urlare durante l’esecuzione di un gesto motorio? Assolutamente no!

Hai mai sentito urlare nel momento di chiusura di una attacco di volley, oppure durante l’esecuzione di un diritto di tennis (Sharapova) oppure durante un salto di atletica o un lancio di un peso.

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La tennista Sharapova è stata la più discussa sul web in seguito alle urla che in più occasioni hanno superato i cento decibel.

Perché i tennisti urlano?

Secondo studi approfonditi è risultato che, emettere dei “gemiti” è importante per la respirazione. Infatti il tennista di giusta regola dovrebbe inspirare con il naso ed espirare con la bocca.

Spesso però succede che il tennista durante il match, in seguito a lunghi scambi non respiri più correttamente e per evitare di andare in debito di ossigeno, emetta dei “gemiti”, che spesso possono diventare anche urla volontarie per dare maggiore potenza al corpo e per rilassare i muscoli, oltre a infastidire l’avversaria e metterle “paura”.

Quindi il Kiai esiste anche in molti altri sport!

Inoltre nella difesa preventiva il tono dell3a voce, un urlo improvviso può diventare una tecnica di difesa stessa.

Non dovrei “urlare” ogni tecnica?

Immagina come nel combattimento ci possano essere dei momenti di transizione, studio interazione e momenti conclusivi, ecco quello è il momento di emettere un Kiai.

Quando effettuo la tecnica con il massimo dell’unione dell’energia, quando lo spirito combattivo permea la tecnica è il momento di esprimere il massimo dell’energia.

Urlare ogni tecnica equivale a disperdere energia quindi ti sconsiglio di farlo.

Ma se mi vergogno?

È normale vergognarsi di un urlo! Cresciamo nell’idea che chi urla è fuori luogo.

Immaginiamoci farlo contro nessuno, tra l’altro.

Dobbiamo vincere questa inibizione, magari esercitandosi da soli, o comunque dove posso urlare senza essere giudicato.

Poi le azioni corali di un Kiai eseguito insieme ai compagni di allenamento mi aiuteranno a mascherare l’ansia. Per questo i Kiai a comando del Sensei hanno senso. Insieme è meglio!

Se poi riesci a immedesimarti in una situazione di pericolo reale, vedrai che l’urlo verrà da solo.

Ma “Kiai” è il suono che devo emettere?

Assolutamente no!

Kiai abbiamo visto essere il nome della tecnica che utilizza la voce come concentrazione dell’energia… usare il suono “K-I-A-I-I-I-I-I-I” è non solo ridicolo (è come se per urlare gridassi “urloooooo”) ma anche poco utile, visto che il suono prolungato e aperto di Kiai non aiuta all’emissione di espirazione rapida e chiusura del diaframma con l’utilizzo del trasverso.

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Il Kiai è indispensabile per ricevere un punto nel kumite?

Non è indispensabile urlare durante la tecnica decisiva durante una competizione di Kumite, ma è fortemente richiesto.

Il Kiai va a rafforzare il concetto di vigore di applicazione, ovvero la dimostrazione dell’intenzione durante il colpo.

Non ho colpito per caso l’avversario ma con il Kiai dimostro di voler disporre durante quel colpo di tutta la mia energia e convinzione.

Nel Kendo, invece, un punto è dato dagli Shinpan (arbitri) solo se il colpo è accompagnato da un kiai forte e convincente.

Se non effettuo il Kiai nel punto prestabilito durante l’esecuzione di un Kata sto commettendo un errore tecnico. Chi ha ideato quella forma ha previsto che in quei 2-3 passaggi dovessi concentrare tutta l’energia necessaria a finalizzare l’azione e dimenticarlo è quindi un errore.

Se emetto molti Kiai mi farà male la gola?

No, semplicemente perchè il kiai non si emette con un suono che esce dalla gola.

Chiedetelo ad un cantante professionista: cantare correttamente richiede l’utilizzo del diaframma durante la respirazione, usando i muscoli addominali e intercostali per espellere l’aria controllandone il flusso.

Il Kiai nel mito del Karate

C’è una vecchia storia di Okinawa su un maestro del 19 ° secolo che è stato sfidato a duello da un altro Karateka.

Si sono scontrati all’alba in un campo fuori dal villaggio dove vivevano.

Tutti si aspettavano una lotta all’ultimo sangue. 

Quando lo sfidante si avvicinò al campo, l’altro uomo si preparò e assunse la sua posizione di combattimento. Il maestro, invece, si è avvicinato alla scena in piedi rilassato con le mani lungo i fianchi. 

Quando il maestro arrivò a distanza di combattimento, lo sfidante si sentì improvvisamente male e le sue ginocchia quasi cedettero. Si scusò rapidamente per un momento e si sedette per ritrovare la calma.

Dopo diversi minuti, il maestro gli chiese se era pronto per andare avanti. L’uomo decise di riprendere e si alzò per assumere la sua posizione, ma non appena guardò il viso calmo e lo sguardo fermo del maestro, si sentì di nuovo male e dovette sedersi per non cadere. 

“Signore, ritiro la mia sfida e chiedo scusa”, disse, “Vedo che non sono alla tua altezza e combattere mi costerebbe sicuramente la vita.”

Questa storia può sembrare inverosimile, ma quando il Kiai è sviluppato nella sua forma più pura e più alta è molto più di un urlo, piuttosto è una forza in grado di schiacciare completamente un nemico senza sferrare nemmeno un singolo colpo. 

Quando il Kiai diventa un abuso

Tecnicamente, in un combattimento, non esistono troppi Kiai e, in effetti, potrebbero esserci dei vantaggi nell’usarli costantemente, ma ci sono anche dei potenziali svantaggi:

  • Potrebbe renderti troppo sicuro di te. Non sempre lo spirito indomito è premiante. Troppa sicurezza potrebbe risultare un peso che crolla davanti ad un avversario modesto.
  • Potrebbe infastidire il tuo avversario. Potresti, invece di spaventare il tuo avversario, renderlo più arrabbiato e questo potrebbe significare che combatterà più duramente di quanto avrebbe fatto.
  • Può lasciarti esausto. Hai bisogno di ossigeno ed energia per urlare e hai anche bisogno di ossigeno ed energia per combattere. Urlando brucerai carburante che potrebbe essere utilizzato per alimentare pugni e calci.
  • Elimina l ‘elemento sorpresa. Colpisci per primo, sorprendi l’avversario sono principi strategici del combattimento. Non puoi gridare a qualcuno e sperare di non essere notato.

Quindi prima di usare la massima energia ed eseguire un Kiai pensaci.

Il potere dell’urlo!

L’uso della voce tramite l’urlo primordiale o primario permette all’individuo di ricongiungersi con la propria psiche.

In una sorta di rinascita l’individuo nevrotico si libera delle proprie paure e frustrazioni.

L’urlo caratterizza la rabbia positiva, quella che è in grado di smuoverci, farci agire quando qualcosa non va e che necessita di essere cambiato per migliorare la nostra esistenza.

L’urlo è una forma di espressione dalla valenza positiva perché consente di esprimere il proprio malessere al fine di liberarsene. La terapia dell’urlo fu introdotta negli anni Settanta dal psicoterapeuta Arthur Janov.

Quindi usiamolo come mezzo terapeutico, come convinzione nello spirito del combattente, come grido di battaglia, come tecnica di difesa, come stile di vita… KIAI!

 

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