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Chi è Funakoshi Gichin, “l’inventore” del Karate

Funakoshi Giachin è il padre dello Shotokan, ma da molti è creduto l'inventore del Karate. Ha avuto una storia complessa e sicuramente è stato uno dei fautori della diffusione del Karate nel Mondo.

Funakoshi Gichin

Giu 5, 2020

Giachin Funakoshi per molti è il fondatore del Karate. Per altri il padre del Karate Shotokan, mentre alcuni lo ritengono il “distruttore” del Karate.

Senza dubbio un personaggio di spicco nella storia del Karate, che non puoi non conoscere. Vediamo di far chiarezza sulla sua vita e le sue gesta.

Chi è Gichin Funakoshi: la vita

Funakoshi Gichin è nato il 10 novembre 1868 a Yamakawa (Shuri) nella prefettura di Okinawa. Il 1868 è il primo anno in cui il Giappone passa dal feudalesimo all’era moderna (Era meiji).

All’età di 11 anni ha iniziato la pratica del Karate sotto la formazione del Maestro Anko Azato, grazie all’amicizia con il figlio del maestro.

Dalla prima curiosità, vedendo l’esecuzione di un Kata da parte del padre dell’amico, l’entusiasmo crebbe fino a farlo diventare un appuntamento fisso di allenamento nelle ore notturne.

Successivamente ebbe come formatore anche il M° Itosu Anko, amico di Azato e grazie agli allenamenti congiunti poté assistere alle discussioni fra i due e imparare molto degli aspetti spirituali e fisici.

Nella pratica assidua del Karate ebbe altri Maestri dai quali trarre insegnamento: Kiyuna, Toonno, Niigaki, Matsumura.

Gichin fu un uomo letterato, grazie soprattutto agli insegnamenti del nonno, divenne insegnante e rimase per oltre 30 anni nella scuola di Okinawa; Ha continuato la sua formazione divenendo poi presidente della Okinawa Martial Arts Society e istruttore presso la Okinawa Teacher’s School.

Leggi anche: Lo strumento di allenamento del Karate: Il Makiwara

Il Karate di Funakoshi

Funakoshi Gichin è stato il Maestro di Karate che, insieme a Itosu (suo maestro), ha permesso la creazione e la diffusione di questa arte marziale prima in Giappone, poi nel mondo.

Funakoshi Gichin

Dopo l’apprendimento del To-De (Okinawa-te) a Okinawa, Funakoshi ebbe l’importante e prezioso compito di mostrare il Karate in un paio di occasioni che resero il Karate popolare nell’intero Giappone.

Il gruppo della prima esibizione di Tode a Okinawa il 06-03-1921

Le famose esibizioni del To-de giunsero alle orecchie della capitale e grazie ad una ulteriore esibizione a Tokyo capitanata dal M° Funakoshi nel 1922 per il dipartimento dell’educazione e a seguire presso il Kodokan di Tokyo del maestro Kano (fondatore del moderno Judo), che il Karate esplose dapprima a Tokyo, poi in Giappone e poi nel mondo.

A seguire Gichin Funakoshi rimase a Tokyo per diffondere l’arte ma dovette affrontare grandi difficoltà.

Il karate non dava da mangiare e Funakoshi dovette adeguarsi allo svolgimento di molteplici lavori (anche molto umili) per sopravvivere e pagarsi l’affitto.

Solo col passare del tempo la situazione economica migliorò lievemente e il numero di studenti del M° Funakoshi iniziavano a prendere corpo.

Iniziarono a prendere forma alcuni gruppi di studio di Karate presso alcune università e quindi oltre ad insegnare nel suo Dojo il M° Funakoshi visitava regolarmente i gruppi per diffondere l’arte.

Funakoshi_sensei

I libri di Karate del Maestro Funakoshi

Funakoshi è tra i primi a pubblicare un libro sul Karate, nel 1922 esce il “Ryukyu kempo: karate“. Il libro illustrato dall’amico Hoan Kosugi riporta la tigre dello Shotokan che diverrà presto simbolo della scuola.

Funakoshi rentan goshin karate jutsu

4 anni più tardi venne ripubblicato con il nuovo titolo “Rentan Goshin Karate Jutsu”.

Nel 1935 usci il libro successivo: Karate-do Kyohan.

Tra i molteplici allievi del Maestro, molti avevano ruoli prestigiosi che permisero di accrescere la popolarità del Karate in tutto il Giappone. Tra questi l’ammiraglio Yashiro (lo stesso che fece scalo ad Okinawa durante una delle esibizioni) e molti dei campioni di Sumo.

Il Giappone fu colpito dal terremoto di Kanto nel settembre del 1923 e il Karate subì la prima battuta di arresto.

Il dojo del Maestro rimase inutilizzato per mesi e necessitava di lavori per il ripristino. In quel periodo il karate del Maestro Funakoshi dovette migrare presso la palestra di kendo dell’amico Nakayama Hiromichi.

Il numero dei praticanti era fortunatamente in crescita e il dojo in prestito risultava insufficiente.

Shotokan-Dojo

La nascita dello Shotokan

Grazie ad una raccolta fondi nella primavera del 1936 venne inaugurato il nuovo dojo a Zoshigaya con la nuova insegna “Shotokan“.

Il nome, scelto dal comitato nazionale di sostenitori del Karate era lo pseudonimo che il maestro usava da giovane per calligrafare i poemi cinesi che scriveva.

In pratica, Funakoshi ha il suo dojo a quasi settant’anni di età!!

In quel periodo formalizza i requisiti per i gradi e le classi (Kyu e Dan) e inizia a delegare gli allievi anziani per l’insegnamento nelle università al suo posto.

Cede al terzo figlio, Yoshitaka, il ruolo di assistente del dojo Shotokan.

Leggi anche: Heian Shodan: il primo Kata Shotokan

Un momento difficile

Arriva un periodo buio per Funakoshi e per tutta l’umanità: la seconda guerra mondiale. Molti degli allievi di Karate partono per la guerra e purtroppo pochi tornarono al Dojo.

Il terzo figlio di Funakoshi, Yoshitaka (Gigo), che avrebbe dovuto ereditare la scuola di suo padre, morì di tubercolosi nel 1945.

Anche il dojo Shotokan subì un bombardamento aereo e fu distrutto.

Nel 1947 muore anche la moglie del Maestro che con devozione lo ha sostenuto (anche a distanza) nel suo progetto di diffusione dell’arte.

Funakoshi Gichin

Quindi ricominciò a insegnare e nel giro di pochi anni attirò artisti marziali da altre discipline, tutti desiderosi di un posto dove esercitarsi. 

Leggi anche: I primi cinque kata dello Shotokan: gli Heian

Tra queste nuove reclute c’erano militari americani, che erano stupiti da questa forma di esercizio. Funakoshi trovò un nuovo compito: Aveva diffuso il Karate in tutto il Giappone, ora era tempo di diffonderlo in tutto il mondo

Rientrato a Tokyo all’età di 81 anni scoprì che molti suoi allievi lo aspettavano per conferirgli la carica di presidente della Japan Karate Association: era il 1949. Agli inizi del 1951 però cominciarono a nascere le prime divergenze di opinioni all’interno della federazione e alcuni maestri la lasciarono.

Nel 1953, dopo varie richieste da parte degli americani di istruttori qualificati di Karate, iniziò a inviare alcuni dei suoi migliori studenti negli Stati Uniti per iniziare a insegnare arti marziali. Questi uomini, tra cui Masatoshi Nakayama, Hidetaka Nishiyama e Tsutomu Ohshima, furono i pionieri del Karate in America. 

Il numero degli allievi continuò ad aumentare.
Gichin Funakoshi morì nell’aprile del 1957, all’età di 89 anni;
sulla sua tomba fu scritto:

Nel karate non esiste primo attacco (karate ni sente nashi)

Una delle sue 20 regole, o Niju Kun

Funakoshi ha inventato il Karate?

No, Gichin Funakoshi non ha inventato il Karate! Sicuramente lo ha avvicinato alle masse, ha diffuso il Karate nel Giappone e poi nel mondo.

Il cambiamento del Karate apportato dal Maestro ha forse snaturato alcune delle essenze dei contenuti del Karate di Okinawa; più volte il maestro Funakoshi ha lasciato trasparire una certa sofferenza verso le scelte da lui adottate per l’evoluzione del Karate ma ne è stato uno dei convinti fautori.

Funakoshi e Gima

Il Karate che oggi conosciamo deve molto al caposcuola dello Shotokan: il karategi, le cinture, i gradi, la giapponesizzazione dei termini, i nomi dei kata, la scelta dei kata che oggi rappresentano la scuola Shotokan, la diffusione dell’arte nelle scuole (merito molto del maestro Itosu), nella cultura della madre patria che lo annovera tra le arti del Budo, la stesura dei libri del karate arrivati a noi oggi, la diffusione nel mondo grazie agli istruttori esperti arrivati in Europa e nelle Americhe.

Probabilmente ci sono anche molti danni collaterali di questa evoluzione e tanti non ne condividono il risultato. Di fatto questa è la storia dello stile Shotokan e non possiamo non conoscerla per poter apprezzare il significato di quello che facciamo.

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