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Gyaku Zuki – Karatepedia

Pugno contrario è forse il più potente dei pugni del Karate, l'uso dell'anca lo rende davvero esplosivo.

gyaku-zuki

Gyaku Zuki cosa significa

Tsuki (突 き) deriva dal verbo tsuku (突 く) , che significa “spingere”. E molti dei pugni del Karate hanno questa desinenza.

Gyaku (逆) significa inverso, contrario.

Pugno contrario, ovvero opposto alla gamba avanzata. Forse per distinguerlo dal resto dei pugni eseguiti solitamente con l’arto superiore avanzato.

Gyaku zuki Aghayev

Come si esegue un Gyaku Zuki efficace

Il Gyaku zuki è un pugno effettuato con l’arto superiore arretrato coadiuvato dalla spinta delle gambe che eseguono uno spostamento di scivolamento (yori ashi).
Il braccio esegue una semplice distensione senza pre-caricamento, con la rotazione tipica della mano che si “avvita” durante la traiettoria per portare “l’arma” nella tipica posizione del pugno seiken (pugno corretto/adeguato: colpo con le prime due nocche del dito medio e indice).

La caratteristica fondamentale di questo pugno è la tipica contro-rotazione delle anche che chiudendosi esprimono efficacia e rendono questo colpo più di un semplice pugno.

Nella parte finale il pugno deve avvenire con la traiettoria lineare per effetto della distensione del braccio grazie all’uso del tricipite. Ma la partenza avviene dopo la spinta degli arti arretrati dall’uso delle anche.

Può essere utilizzato sia come tecnica chudan (busto) sia jodan (al volto) e spesso è utilizzato anche verso il basso (gedan) per chiudere una tecnica di proiezione andata a segno.

Mentre la tecnica Kizami zuki è poco presente nei Kata, il Gyaku zuki lo si trova già dalle prime forme codificate: ad esempio nell’heian Nidan. Spesso nelle forme è utilizzato in combinazione con altri colpi di pugno divenendo una tecnica doppia (ren zuki) o tripla (sambon zuki).

Gyaku zuki Bertel

La tecnica è presente in tutti gli sport di combattimento e arti marziali e alcuni principi sono comuni. La tipica rotazione delle anche che lancia il braccio è presente ad esempio anche nella boxe, dove il diretto risulta tra i colpi maggiormente potenti.

Rispetto al jab, la maggiore ampiezza del movimento rotatorio determina un’importante accelerazione, che si traduce in un incremento della potenza del colpo.

La ragione per cui il diretto risulta essere più potente del jab è da attribuirsi quindi alla maggiore distanza percorsa dal pugno, che gli permette di accumulare più energia cinetica.

Un tempo tecnica regina del combattimento il Gyaku zuki rimane uno dei colpi largamente utilizzati e allenati.

Se nella versione al volto fa della dalla velocità di esecuzione e la traiettoria penetrante di difficile lettura difensiva la sua efficacia, nella versione al busto è ampiamente apprezzato per la profondità e la potenza espressa in fase di contatto.

Leggi anche: Ripassiamo i fondamentali

Sequenza motoria del pugno Gyaku Zuki:

  1. Spinta della gamba posteriore che con la distensione crea l’inizio del movimento
  2. Spostamento della gamba anteriore, appoggio del piede arretrato che inizia a intra-ruotare determinando la rotazione dell’anca.
  3. Rotazione dell’anca che ruotando sull’asse del busto effettua una trasformazione di forza centripeda in vettore forza lineare.
  4. Distensione del braccio controlaterale con impatto al bersaglio.
  5. Richiamo dell’arto che termina l’azione rientrando in guardia (zanshin) e della gamba anteriore che ripristina l’assetto indietro. Spesso l’assetto viene ripristinato rientrando in posizione laterale (shiko dachi kumite) per incrementare l’effetto di ritorno in zanshin.
Gyaku zuki Den den

Il tamburello giapponese

Vi ricordate la scena del film Karatekid dove il Maestro spiega come utilizzare le anche per muovere le braccia attraverso il tamburello Den Den Daiko?
L’asse centrale, il manico del tamburello, viene ruotata ed il movimento circolare del manico trasferisce movimento alle due estremità, grazie alla forza centrifuga, l’estremità lanciata lungo l’orbita ruota a sua volta.

Allo stesso modo attraverso l’articolazione delle anche e la rotazione lungo l’asse del rachide, la forza centrifuga lancia le braccia verso l’esterno, attraverso la distensione del braccio per effetto della contrazione del tricipite, il pugno acquista traiettoria lineare.

Gyaku-zuki-anche

Ovviamente la somma della forza determinata dalla distensione del braccio + la forza centrifuga scatenata dalla rotazione dell’anca è di gran lunga maggiore del solo utilizzo della forza prodotta dal tricipite.

Variante jodan (distanza ravvicinata):

  1. Anzichè iniziare con una spinta da parte delle gambe il colpo prende vita quasi sul posto con l’intrarotazione dell’arto arretrato e conseguente rotazione di anca che diviene menò profonda della tecnica al busto in virtù della ridotta necessità di potenza a favore della rapidità di esecuzione.
  2. Spesso anche il ripristino dello zanchin (posizione di controllo) è diversificata: anziché rientrare indietro si effettua un ritorno sul busto accentuando l’hikite con l’apertura delle anche.

Anticipo:

Il principale utilizzo del Gyaku zuki è l’anticipo! Sicuramente un tempo era così e la sua esecuzione perfetta era largamente apprezzata.

Nella versione di anticipo o meglio di incontro su attacco avversario la spinta è generalmente data dall’arto inferiore posteriore che sposta il piede anteriore andando ad allungare la posizione di partenza. La intra rotazione del piede posteriore e la distensione della gamba arretrata determineranno una rotazione dell’anca che genererà la potenza necessaria per impattare il busto avversario.

Esiste anche la stessa tecnica eseguita con anticipo al volto ma molto meno in uso a favore dell’anticipo dell’arto avanzato (kizami zuki).

Gyaku zuki di rimessa

Chiamato in diversi modi il gyaku zuki eseguito dopo una azione di difesa è largamente usato nella versione al volto.

Parare, schivare o togliere la distanza e poi seguire con una tecnica di pugno al volto con l’arto arretrato è molto utilizzato dai karateka e premiato spesso con il punto.

Il secreto sta nella fase di spinta che deve essere appropriata alla distanza che si è venuta a creare dopo la fase di difesa. Importante allenare le diverse forme di risposta: con spinta e rotazione dell’anca, solo con rotazione, solo distensione dell’arto, in funzione del tipo di difesa effettuata.

Oggi molto in voga la risposta di gyaku jodan dopo una schivata su tecnica di pugno avversaria. Basta guardare l’incontro della finale olimpica della medaglia d’oro Luigi Busà contro l’eterno rivale Aghayev.

Variante combinazione:

Spesso il gyaku tsuki è utilizzato come tecnica a bersaglio in una combinazione di più tecniche di braccio. Il tipo 1-2, in uso in molte arti marziali e sport da combattimento, diventa nel karate la sequenza: Kizami zuki+gyaku zuki. A sua volta possiamo distinguerne due sotto varianti:

  • Combinazione Jodan + chudan
  • Combinazione Jodan + Jodan

Nella prima combinazione la tecnica kizami zuki al volto avviene con una spinta di gambe e la tecnica gyaku zuki al busto con una seconda spinta. Generalmente la seconda è più profonda della prima e l’azione iniziale serve prevalentemente per fintare e far arretrare l’avversario che si trova poi in difficoltà sulla seconda tecnica in combinazione.

Nella variante della combinazione con entrambi gli attacchi al volto la spinta principale delle gambe è sulla prima tecnica mentre la seconda avviene senza ulteriore avvicinamento. In questo caso l’obiettivo è destabilizzare la difesa avversaria per effetto del Kizami zuki al viso che verrà neutralizzato da una parata. La tecnica che segue sarà un gyaku zuki sempre al viso che sfrutterà il varco creato dalla parata. In questo caso avendo bisogno di successione senza pausa la rotazione delle anche sarà minima ed il lavoro principale sarà a carico del tricipite.

Versione solo braccio

Spesso nelle situazioni a corta distanza viene utilizzato l’arto controlaterale con la tecnica gyaku zuki al volto (jodan).

Il pugno parte senza nessuna spinta delle gambe ne rotazione del busto.

Perchè con l’aggiunta della rotazione del busto o peggio della spinta delle gambe andrei a chiudere la distanza trovandomi troppo “corto” e quindi rinunciando al parametro distanza corretta, buona forma e probabilmente controllo.

Allora la semplice distensione del braccio che va a bersaglio è seguita dal rientro in zanshin molto accentuato così da ripristinare una distanza che non c’era all’inizio dell’azione.

La situazione di partenza può essere sia un clinch sia un atterraggio vicino dopo una tecnica di calcio o pugno, sia dopo una schivata su attacco avversario.

4 Errori da evitare

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  1. Avvisare l’avversario: evitate tutti i movimenti parassiti che avvisano l’avversario della vostra intenzione di attacco: pre-caricare l’arto superiore, effettuare spostamenti “piede scaccia piede” (tsugi ashi), aprire l’anca per caricare il pugno.
  2. Percorso più lungo: si sa che la strada più breve che unisce il pugno al mento/busto avversario è una linea (segmento) quindi è indispensabile evitare traiettorie che “sporcano” il gesto rendendolo più lento e meno efficace.
  3. Rimanere sul colpo: é vero che è importante arrivare (per primo) ma se rimani sul colpo senza rientrare in zanchin (assetto che permette il controllo) l’avversario potrà contrattaccare e l’efficacia del tuo colpo sarà vano.
  4. Irrigidirsi: rimanere rilassati è fondamentale! Se il tuo corpo partirà da uno stato di tensione, seppur minimo, difficilmente potrà esprimere la massima potenza.

5+1 segreti per un Gyaku zuki (da gara) efficace

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  1. Sottolinea l’impatto (visto che Jodan non c’è): visto la necessità di applicare vigore al pugno senza poter sfigurare l’avversario in volto, prova ad accompagnare l’arrivo della tecnica di braccio con l’arrivo del piede anteriore al suolo che produrrà un suono simultaneo al pugno. Questo “trucchetto” è utilizzato da molti campioni e basta osservare gli incontri per riscontrare questo utilizzo del piede anteriore.
  2. Hikite, la mano che cattura: E’ fondamentale per sottolineare la velocità di esecuzione dell’arto che effettua il gyaku zuki di richiamarlo indietro dopo la sua distensione. Molti portano addirittura la mano al fianco con uno scambio delle braccia.
  3. Schiaccia in basso, la penetrazione del Gyaku zuki soprattutto chudan deve avvenire con una traiettoria orizzontale, quindi è indispensabile schiacciarsi verso il basso affondando lo zenkutsu dachi e portando la gamba posteriore intra ruotata con la tibia parallela al suolo.
  4. Proteggi il volto con l’altra mano. Mentre esegui il Gyaku zuki non dimenticarti che l’avversario può attaccare di rimessa e quindi mantieni la mano opposta in posizione di difesa davanti al tuo volto. Per effetto della rotazione delle anche il braccio anteriore tende a ruotare ed andare fuori protezione. Allena l’arto ad essere indipendente dalla rotazione.
  5. Convinzione, spirito combattivo: Non posso effettuare una tecnica con l’arto anteriore che compie si e no 50 cm di spazio, con una spinta delle gambe può arrivare a 1,5/2 mt senza convinzione e soprattutto senza la determinazione necessaria a convincere gli arbitri che il colpo è efficace (o lo sarebbe potuto essere 10 cm più dentro).
  6. +1Varia le altezze: Rendi efficace l’attacco di Gyaku zuki portando in combinazione tecniche ad altezze diverse; primo attacco al viso, secondo al busto o viceversa.

Quando è efficace il Gyaku zuki

E’ sicuramente una delle tecniche indispensabili per il karateka: la sua potenza lo rende molto utile nelle fasi di anticipo e nelle tecniche al busto, dove affondare il colpo è determinante. Se chiedete ad un karateka di colpire al massimo della potenza un bersaglio lo farà sicuramente con il Gyaku zuki.

Come allenare il Gyaku zuki

  1. la tecnica: allenate il gyaku zuki come una tecnica fondamentale con esercitazioni a vuoto per comprendere il movimento dei piedi e la coordinazione con la spinta delle gambe, scegliendo quale scuola di pensiero seguire (vedi sopra varianti), magari in atleti esperti utilizzare anche più di una di queste metodiche tecniche. Molti sottovalutano l’importanza del Kihon “a secco” come fondamentale del Kumite.
  2. Il bersaglio: allena a coppie la tecnica cercando il bersaglio dapprima statico e poi dinamico. Riuscendo a trovare la giusta distanza, il controllo e la corretta esecuzione tecnica appresa a vuoto.
    Il bersaglio può essere anche un colpitore, possibilmente un focus pad piccolo per simulare il bersaglio viso. Magari si possono utilizzare colpitori più robusti nelle tecniche al busto.
  3. La sequenza tattica: Inizia a introdurre la tecnica nel contesto tattico prescelto: anticipo? tipologia di differenziazione tecnica nel gyaku di anticipo e messa in opera. ovviamente a coppie, a gruppi, a file, etc…
  4. Sfrutta le reazioni: testa quale sequenza tattica si addice di più alla situazione, quale risposte induce nell’avversario e come sfruttarle a tuo vantaggio
  5. Spingi il tuo Gyaku e divertiti!
Leggi anche: Quali Muscoli Allenare per Rendere più Forti e Veloci i tuoi Pugni?

Chi è il Karateka che tira il miglior Gyaku zuki?

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Largamente usato trova la massima espressione in atleti dal gran coraggio che nella versione chudan esprimono l’atteggiamento dell’anticipatore schiacciando al suolo l’assetto e buttandosi incontro all’avversario e alle sue tecniche.

Sicuramente Aghayev, Nishimura, ma voglio aggiungere qualcuno che ricordano i meno giovani: Biamonti Alex ne effettuava una versione in attacco con doppia spinta da manuale; Anche il pluricampione Lefevre Junior ha “piegato” diversi avversari con il suo missile!

 

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