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Angelo Crescenzo – Karate Talks #39

Intervista al Grand Winner 2021, Campione del mondo e Atleta Olimpico Angelo Crescenzo per le Karate Talks.

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Olimpiadi, Campionato del Mondo e Grand Winner, insieme ad Angelo Crescenzo:

Trascrizione a cura di Chiara Casotto

Alessio Sorrentino: Angelo, benvenuto nelle Karate Talks! Per cominciare ti farei una domanda che arriva direttamente da Instagram: qual è la tecnica di gamba che preferisci utilizzare durante un combattimento?

Angelo Crescenzo: La mia tecnica preferita è sicuramente l’Ura Mawashi. È una tecnica che non eseguo spesso, ma sicuramente è quella che alleno di più e che più mi piace. È una delle tecniche di gambe più complesse ma anche quella più spettacolare!

Al: Come saprai, ci piace vedere anche i retroscena dei campioni del Karate, e tu sei il Grand Winner 2021, argento mondiale e atleta olimpico. Ma partiamo dall’inizio: un percorso pre olimpico sicuramente faticoso vista anche la situazione dovuta al Covid, come l’hai vissuto e com’è stata riprendere con tutti questi cambiamenti?

An: È stato un percorso che si prospettava difficile e che nella pratica si è rivelato ancora di più complicato, anche per il numero di competizioni che abbiamo dovuto affrontare. Sono state una ventina e per uno sport come il nostro, dove oltre che a girare il mondo c’è da tenere in considerazione anche la preparazione, il calo peso e tutto ciò che sembra di contorno ma che di contorno non è, non è stato facile.

Dietro a questi grandi percorsi c’è tanta preparazione e tanto studio perché non solo bisogna farsi trovare pronti in ogni competizione, ma non si può non tenere conto che in due anni (che poi sono diventati tre) ci saranno sicuramente degli alti e dei bassi, quindi dei risultati sì e dei risultati no. 

Quello che posso dire ora che siamo alla fine di questo percorso è che il giorno uno non avrei mai immaginato di arrivare alla fine con una continuità nei risultati com’è stato: se non sbaglio sono state forse due o tre le competizioni in cui sono uscito alle eliminatorie, poi o finale per l’oro o finale per il bronzo, che magari è stato un quinto posto, ma guardando al mio storico precedente c’è stata una continuità nei risultati che poi di fatto mi ha portato a qualificarmi alle Olimpiadi tramite ranking. 

È stata una qualificazione lunga che di mezzo non ha trovato solo lo stop dovuto alla pandemia a complicare il tutto. Il Covid ha stravolto un po’ il mondo e lo sta tuttora stravolgendo. Ci ha messo veramente in difficoltà: c’è stato un periodo di caos, dove non si sapeva cosa si potesse fare e se ci potessimo allenare, eravamo chiusi in casa e non sapevamo se le competizioni sarebbero state rimandate. Mi allenavo in cameretta oppure sul terrazzo di casa quando ho avuto la notizia della qualifica olimpica ufficiale di cui, dopo due mesi, mi è arrivata la smentita.

È stato un periodo difficile perché mi è sembrato di toccare il cielo con un dito ma poi mi sono reso conto che, non dico fosse necessario ricominciare da capo, ma che c’era ancora tanto da fare. 

Aggiungiamo che quando a gennaio abbiamo ripreso ed io ero pronto per la Premier League di Istanbul, che era l’unica competizione prima di Lisbona valida per il ranking olimpico, ho contratto il virus e quindi è saltata. È saltata anche la competizione-test di Parigi per un esito positivo al tampone (che poi era solo uno strascico del virus) e quindi mi sono ritrovato a Lisbona sapendo che c’era in gioco tantissimo. A Lisbona è arrivato questo bronzo ormai atteso da circa due anni che mi ha fatto qualificare per Tokyo e lì un po’ abbiamo chiuso questo percorso veramente lungo e difficile.

Al: Sei un grande esempio per molti ragazzi e per questo mi permetto di farti i complimenti per la comunicazione del tuo Karate sui social. Visto che i ragazzi (ma non solo!) sono sempre su queste piattaforme potremmo parlare di cosa significhi per te fare comunicazione e parlare di Karate sui social che appunto, possono essere un canale per far appassionare alla nostra disciplina, no?

An: Si! Io sono pienamente d’accordo perché credo fermamente che oggi i social, anche se tantissime persone li utilizzano nel modo sbagliato, hanno il potenziale per far conoscere quella che è la nostra disciplina che, purtroppo, il mondo tante volte dimentica e resta nell’ombra dei grandi sport.

Quello a cui faccio particolarmente attenzione ogni volta è di comunicare (e spero che le persone lo possano percepire) che sì, siamo degli atleti, che lo sport è crudo e che oggi vinci e sei una star e domani perdi e non sei più nessuno; ma anche che dietro a tutto questo ci sono delle persone, delle persone con dei sentimenti, delle persone che fanno dei sacrifici e che i sacrifici non possono essere giudicati solo dalla conquista o meno di una medaglia. Il risultato, che nel nostro sport è veramente appeso a un filo sottilissimo perché nel giro di qualche decimo di secondo puoi passare dalla vittoria alla sconfitta, non può annullare ore e ore di allenamento. Ci sono atleti che trascorrono la maggior parte della giornata in palestra ad allenarsi e sicuramente una medaglia mancata non significa che tutto quello che hanno fatto vale zero. 

Al: Però appunto anche farlo vedere è un modo per avvalorarlo, al di là di qualsiasi risultato, e su questo io sono super d’accordo!

Riprendo lo spunto del risultato per parlare del prossimo capitolo: le Olimpiadi, che non sono andate proprio come ti saresti aspettato, però vorremmo la tua versione dei fatti, cosa è successo ma soprattutto cosa hai fatto per andare avanti dopo?

An: Tokyo è sicuramente un capitolo della mia vita che, come dicevi, non si è chiuso nel modo migliore e come io stesso mi aspettavo. Di quello che è successo fisicamente in quell’incontro ti posso raccontare ben poco: il risultato finale l’ho scoperto dopo sette ore perché nella mia mente quel piccolo frammento che c’era era completamente diverso dalla realtà e quindi ho dovuto vedere il video dell’incontro per capire come fosse effettivamente andata.

Dell’istante della gara mi resta poco, però resta sicuramente tutto il percorso e la sicurezza di essere arrivato a quell’incontro preparato al meglio. Sono sicuro che non ci sarei potuto arrivare in modo migliore e questo è stato quello che mi ha dato forza nel post Tokyo perché sappiamo che sarà difficile avere di nuovo il Karate alle Olimpiadi e quindi quella potrebbe essere l’occasione sfumata della mia vita e della mia carriera a cinque cerchi. 

Quelli seguenti non sono stati né giorni, né settimane facili e per l’ennesima volta mi sono dovuto chiedere perché facessi questo sport e se volevo continuare o no. In questi casi, quando costruisci un’idea, punti tutto su un obiettivo e poi quell’obiettivo sfuma, puoi fare soltanto due cose: o smetti, perché sei deluso e cambi completamente la tua prospettiva di vita, o lo affronti, non ci sono altre strade.

Puoi rimanere a chiederti perché, a guardare e riguardare l’episodio ma il passato non lo puoi cambiare; io mi sono chiesto: “Perché?” e la risposta è stata che lo faccio al di fuori dei risultati. Pratico il Karate e ci dedico la mia vita perché lo sento dentro e perché voglio dimostrare a tutti la persona che sono attraverso questo sport. Andare in palestra e allenarsi, porsi nuovi obiettivi e raggiungerli: questa è l’unica strada per uscirne!

Al: Arriviamo quindi al recente Mondiale che, come ci ha raccontato Savio Loria, rispetto alle Olimpiadi è una competizione (intesa in senso stretto, cioè senza considerare tutto il percorso che viene prima e dopo) più estenuante, perché comprende un gran numero di partecipanti mentre l’Olimpiade prevedeva un numero limitato di atleti in gara. Che cosa è successo al Mondiale e com’è arrivata questa finale che definirei come un argento del riscatto dopo quello che è successo a Tokyo.

An: Sicuramente questo Mondiale è stato un qualcosa che ha affiancato di pari passo il mio percorso olimpico, perché sapevo che per me l’anno sportivo non finiva il 5 agosto, con le Olimpiadi, ma che ci sarebbe stato questo Mondiale.

Ci arrivavo da campione del mondo in carica quindi sapevo che tutti sarebbero stati contro di me e non volevo deludere nessuno, inoltre ero troppo affezionato alle bande dorate sul kimono – che purtroppo in finale ho dovuto cedere. Le eliminatore sono state veramente dure anche per una questione di organizzazione: mi sono ritrovato a fare cinque incontri di seguito con solo con i tre minuti di recupero, però mi sono divertito in un modo che avevo già avuto modo di assaporare nella Premier League di Mosca.

Sono molto emotivo e so che quando mi diverto riesco a far uscire il meglio di me anche sul tatami e questa è stata un po’ la svolta perché, dopo quello che ho passato, risalire sul tatami, salutare l’avversario e riuscire a divertirmi, mi ha fatto capire che stavo veramente bene con me stesso e che, nonostante tutto, quello che ero riuscito a preparare in quei tre mesi bastava per poter raggiungere la finale.

La finale è stata contro un avversario storico della mia categoria: ci rincorriamo nell’All Time Ranking e siamo primo e secondo nonostante la mia “giovane età” rispetto a lui. Ha preso qualche punto di vantaggio ma sono sicuro che lo riacciuffo e lo sorpasso!

Al: E noi saremo qui a vedere i tuoi successi! Un anno che comunque non si conclude con solo quella gioia ma anche con quella di essere il Grand Winner 2021.

An: Il Grand Winner è stato una bella sorpresa! Come dicevamo prima, sapendo che il percorso per la qualifica olimpica sarebbe stato lungo e difficile cercavo tappa dopo tappa di concentrarmi esclusivamente su quello e sono arrivato a Mosca ad avere l’idea che oltre al percorso olimpico c’era, in parallelo, anche Grand Winner ed è proprio lì, con il bronzo, che sono riuscito ad arrivare primo nel ranking dei due anni, 2020 e 2021, e ad aggiudicarmi questo premio.

È un premio particolare perché si tratta di un circuito Premier League, che per noi del Karate è la massima competizione a livello internazionale, dove hanno accesso solo i Top 100 di ogni categoria e quindi arrivare alla fine dei due anni e vincerlo per la seconda volta nella mia carriera è stato qualcosa che veramente mi ha dato la benzina che mi farà affrontare il prossimo anno al meglio.

Al: Anche perché comunque puoi arrivare super in forma o acciaccato a un mondiale, ma un Grand Winner lo costruisci con la costanza di risultati, è il riconoscimento di un lavoro lungo e con meno variabili casuali. Prima di chiudere vediamo un’altra domanda che arriva direttamente da Instagram: all’inizio della tua pratica di Karate, seguivi uno stile in particolare?

An: Prima del Karate ho fatto per cinque anni kick boxing, quindi quando sono entrato in questo mondo ero abituato a fare tutt’altro. Sicuramente ci sono stati dei punti di riferimento, che poi sono state persone che ho avuto modo di conoscere e di avere al mio fianco in Nazionale, che sono Stefano Maniscalco e Luigi Busà. Passavo ore e ore a guardare i loro video e quindi direi che sono stati loro la fonte d’ispirazione di questa mia carriera.

Al: Super! Ultima domanda, che in realtà doveva essere la prima: qual è una passione, al di fuori del Karate, di Angelo Crescenzo?

An: Te ne dico addirittura tre! La prima sono i videogiochi: nel tempo libero gioco davvero tanto; la seconda è che nel corso della mia vita ho amato molto la musica, tanto che a certo punto ho pensato che il mio futuro sarebbe stato da DJ internazionale. La terza, che nessuno mai direbbe, è che mi piace leggere autobiografie. Quando riesco, mi dedico alla lettura. È difficile incastrarla tra le varie cose, però nei viaggi o quando c’è un po’ di tempo libero, mi diverto con questo.

Al: E a noi appena arrivata la biografia di Stefano Maniscalco che sto finendo di leggere e chissà, magari un domani potremmo leggere anche la tua storia!

 

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