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Matteo Landi – Karate Talks #42

Con Matteo Landi abbiamo parlato di Karate, studio, lavoro e abbiamo rivissuto le sue emozioni per la vittoria del Mondiale 2017!

Intervista a Matteo Landi

Guarda o ascolta l’intervista a Matteo Landi! Ci ha fatto rivivere le emozioni che ha vissuto sul tatami, quando ha vinto il Mondiale 2017:

Leggi anche: Intervista ad Ahmed El Sharaby

Trascrizione a cura di Carlo Vezzoli

Alessio Sorrentino: Buona sera a tutti gli amici di karateka.it! Come sempre, aspettiamo un minuto
prima di dare la parola al nostro ospite di stasera, un minuto durante il quale vi ricordo un po’ quelle
che sono le buone maniere, visto che vedo già persone collegate ma non vedo like, commenti e
condivisioni.

Siate attivi, ci fa piacere, e commentare e mettere un like è completamente gratuito. Se
ci mettete una reazione o se ci salutate almeno so chi ci sta guardando e posso salutarlo a mia volta.
Se vi perdete un pezzettino di live o se la volete rivedere dall’inizio state tranquilli: resterà su
Facebook, una volta conclusa; poi andremo anche su Spotify, YouTube e il nostro blog con la novità
che tutte le nostre interviste sono anche in formato scritto (saranno trascritte dalla nostra Chiara) e
quindi potranno anche essere lette.


Il tempo a mia disposizione, fortunatamente, è finito perché ho finito anche un po’ il fiato e quindi
possa dare la buona sera a Matteo Landi. Buona sera Matteo!


Matteo Landi: Buona sera! Ciao Alessio, buona sera a tutti.


A.S.: Come stai?


M.L.: Tutto bene, tutto bene. Tu?


A.S.: Tutto ok, tutto ok. Io gli avevo chiesto di fare una cosa perché lui, dovete sapere che intorno al
computer ha una fascia LED che ovviamente serve un po’ a illuminare. Io avevo proposto il rosso
satana ma me l’ha bannato… (risate).


Vedremo. Mi farai capire che una domanda è scomoda se metti rosso, va bene?


M.L.: Ok, ok!


A.S.: Iniziamo con la domanda di rito che è quella di raccontarci qualcosa di Matteo Landi che i più
non sanno, magari.

M.L.: Qualcosa che non sa la maggior parte delle persone che fa karate, probabilmente, è che da un
annetto (più o meno) ho aperto partita IVA, lavoro come libero professionista e mi occupo di creare
strategie di marketing online e advertising, ossia pubblicità sostanzialmente sui social, principalmente
per e-commerce online. Quindi per tutti gli store online come, per esempio, Amazon. Ovviamente non
lavoro per Amazon, però è un esempio per far capire il mondo.


A.S.: Io mi ero un pochino spaventato perché, quando hai detto: “Ho aperto partitaIva”, ho detto vai,
ci fattura subito l’intervista!. Ovviamente tu sai, il cache da un milione di euro che diamo ad ogni
partecipante quindi, ho detto, va bene, via…


Per no, è un aspetto super interessante sul quale troneremo poi, a un certo punto dell’intervista,
perché mi piacerebbe con te approfondire in ottica di karate quelle che sono le politiche digitali,
perché, come sai, Karateka nasce sul web proprio per divulgare questo.


Ma vorrei partire dalla parte di atleta perché io so che ti dividi… Sei più di Batman, perché Batman ha
una doppia vita, tu ne hai tre perché lavori, studi e fai karate. Fai karate ad alto livello!
Come fai a mettere tutto insieme? Di quante ore si compone la tua giornata?


M.L.: Vorrei che fosse almeno di trentasei, purtroppo è da ventiquattro anche per me, quindi… Però,
diciamo che sto imparando piano piano (non ci sono riuscito al 100%) a organizzarmi e, infatti, è
molto importante capire come organizzare la giornata e smettere un po’ di procrastinare perché molte
volte si dice che non si ha tempo per determinate cose ma ci si rende conto che poi è semplicemente
la mancanza di voglia di fare queste cose e usiamo la scusa che non ci sia tempo.


Diciamo che sto cercando ai limiti del possibile di limitare questa cosa e cerco di fare sempre cose
che mi piacciono, motivo per cui adesso sto studiando in un’accademia di belle arti dove faccio web e
comunicazione d’impresa e ho aperto partita IVA per fare un lavoro che comunque mi piace.

E ovviamente karate, che non mollerò mai, perché il karate è la mia vita. Diciamo che, finché fai cose
che ti piacciono, riesci in qualche modo a organizzarti, anche perché è una cosa che vuoi fare.
Ovviamente ci sono momenti di difficoltà, in cui faccio un po’ più fatica, sono più stressato, però
diciamo che sono momenti che sono anche disposto a sopportare per fare queste cose che mi
piacciono.


A.S.: Ma, hai dovuto magari rivedere un po’ i tuoi orari, anche di allenamento oppure riesci a
mantenere una schedule come da programma?


M.L.: Allora, diciamo che l’allenamento è una delle poche cose che non ho mai toccato perché per
me l’allenamento è sacro e non si tocca; ma molte volte rimango anche fino a dopo allenamento,
magari, verso l’una, finisco tranquillamente all’una al computer. Dipende ovviamente dalle sere, ci
sono sere in cui non lo tocco minimamente, però quando capita mi ci metto anche per completare un
po’ di cose che ho da fare tra lavoro e università. Però, ripeto, sono cose che comunque sono
disposto a fare e finché mi piacciono non mi pesano.


A.S.: E sei riuscito a portare qualcosa fuori dal tatami? In tutta questa organizzazione che è molto
complessa, cos’è che ti porti dietro del karate, al di là della forma fisica ovviamente? Nell’approccio,
nel mindset…


M.L.: mi porto quello che ho sempre avuto già, in realtà, da quando andavo a scuola alle medie e
superiori, ossia la determinazione nel voler fare le cose fino alla fine, volerle fare sempre bene,
sempre al massimo delle proprie capacità. Diciamo che questa cosa a volte è un punto anche a mio
sfavore perché cerco sempre il punto di miglioramento, cerco sempre l’errore in quello che faccio e
cerco sempre di migliorare, sia nel karate, sia nel lavoro, sia nella scuola.


Quello che mi ha dato il karate è stato molta autodisciplina, quindi il sapere che faccio determinate
cose e sapere che in qualche modo, se le voglio portare a termine, devo essere disposto a fare dei
sacrifici piuttosto che altre cose. E la mia voglia e determinazione di fare le cose al massimo delle
mie capacità e non farle tanto per. Di solito quando (ma proprio di carattere e credo sia una cosa che
mi ha passato molto il karate) inizio una cosa è per farla bene, difficilmente faccio una cosa tanto per.

Quindi, se inizio un nuovo progetto, o non lo inizio o lo inizio e lo faccio bene. Altrimenti non ha senso
per me.


A.S.: Super! Io intento ti porto i saluti di Enrico Mariolu che saluta te e saluta anche tuo padre
Francesco e fa un “in bocca al lupo”.


M.L.: Grazie mille! E c’è anche il maestro Maffolini…


A.S.: Esatto, c’è il maestro Maffolini.


M.L.: Ciao maestro.


A.S.: Che tra l’altro ha collaborato con Karateka per diversi video che trovate nella nostra playlist di
karate a distanza su YouTube, quindi andateli assolutamente a vedere. E grazie per farci compagnia.


Anzi! Maestro Maffolini, se hai qualche chicca, qualche domanda che non dovrei fare a Matteo,
sentiti libero di farla perché questo è il… (risate) Ok, ok, subito attivata la spia rossa!


Ritornando invece sul tappeto, volevo chiederti, questa situazione Covid, post-Covid, tu come l’hai
vissuta? Come ti sei tenuto in forma durante il periodo in cui non potevamo andare in palestra e
come adesso cerchi di tenerti in forma nonostante alcune possibili restrizioni?


M.L.: Allora, il primo periodo del lockdown, un anno e passa fa, in realtà non mi pesava tanto perché
con la prospettiva che sarebbe durato pochi mesi, ecc. Mi allenavo in casa, sostanzialmente, e ho
iniziato a mettere molto più le mani nel mondo digitale, al PC, e ho approfittato per avviare diversi
progetti personali nel mondo online.

Quindi, stando a casa ho fatto questo e mi allenavo, anche
perché poi mio padre ha mantenuto le lezioni, didattica a distanza diciamo, a PC quindi lui andava in
palestra con la video camera e io stavo qua con il materassino in questa stanza che ho e facevo un
po’ di allenamento per conto mio, insomma.

Sia per conto mio, sia con mio padre durante le lezioni.
Mentre il secondo periodo m’ha iniziato a pesare molto di più, ossia gli ultimi mesi a questa parte
perché la mancanza delle gare si fa sentire, tantissimo; parlando anche con tanti amici del karate, si
sente molto ed è stata una boccata d’aria, veramente, andare a maggio a farei campionati italiani
Under21, diciamo un po’ di gare che abbiamo fatto sono state veramente una boccata d’aria.


È stato sofferto, più che altro perché poi durante il lockdown che fai? Mangi e stai in casa tutto il giorno, quindi chiaramente un po’ la forma fisica tende a perdersi. Fortunatamente, nel periodo pre-
gara, piano piano ci siamo tornati però, insomma, è stato un periodo difficile per quello.

La mancanza dell’interazione con altre persone, sia a livello sociale (banalmente, chiacchierare, ecc.)
sia dal punto di vita dell’avere uno sparring con cui combattere è stata veramente dura. Infatti, tiravo
contro il muro fino a impazzire…


A.S.: Speriamo ci sia ancora, allora, questo muro! È tutto intatto per ora?


M.L.: Si, si! Quand’ero alle medie ho spaccato una sedia che avevo in camera perché facevo i
mawashi chudan… Mentre studiavo, quando ripetevo, ogni tanto mi alzavo e tiravo un paio di
mawashi chudan forti…


A.S.: Il classico di tutti!


(Risate)


Quindi quando dobbiamo ripetere per un esame all’università sappiamo che ti dobbiamo stare lontani
per evitare di prenderci un mawashi chudan. Perfetto!


Mi viene in soccorso il maestro Maffolini, che mi anticipa ancora una domanda quindi la prossima
volta lo voglio con me a intervistare, perché ha tirato fuori un argomento di cui ti avrei voluto
chiedere. Ci chiede: “Cosa hai provato, tu che sei figlio di un maestro di karate, quando hai vinto il
titolo mondiale?” Nel 2017, se non sbaglio, Giusto?

M.L.: Si, esatto, a Tenerife. Allora, dire cosa ho provato è molto difficile perché, sembrano frasi fatte e
veramente quando lo sentivo dai grandi campioni ecc. che dicevano: “Sono emozioni indescrivibili”,
pensavo fossero frasi fatte ma ho scoperto che non è così.


Sono emozioni che non puoi descrivere. Semplicemente mi ricordo che – questa è una cosa che
racconto e mi fa molto strano, non riesco a capire se è un concetto che il mio cervello ha sviluppato
dopo la vittoria o è un qualcosa che è esistito veramente – un paio di settimane prima della gara, la
notte sognavo determinati avvenimenti che poi avrei fatto durante la gara.

Ho sognato proprio che stavo facendo un incontro, vinco l’incontro con il ragazzo marocchino che poi effettivamente ho battuto. In questo sogno io vincevo l’incontro, non so quale incontro fosse però io, alla fine, scoppio a piangere e mi ricordo che, nel sogno, c’era il maestro torre che mi ha seguito durante quella gara e io gli dicevo: “Maestro scusami ma prima saluto mio padre, ringrazio mio padre”.

E quindi, sostanzialmente, questa scena si è ripetuta quasi uguale poi, al mondiale ed è una cosa che mi ha
lasciato super perplesso, perché è una cosa che ho sognato diverse volte e non sapevo chiaramente
che poi sarebbe andata a finire così. Però è stato una sorta di déjà vu grandissimo e quando ho
vinto, poi, la finale non ci credevo, sono scoppiato a piangere ed era la prima e unica volta,
praticamente, nella mia vita che ho scoperto che effettivamente si può piangere di gioia.

Mi è scoppiato un pianto che forse era uno sfogo per tutte le difficoltà che ho incontrato nel mio percorso
sportivo, perché son sempre stato magari il secondo o il terzo della classifica, quindi sempre un po’
escluso poi per le varie gare con la nazionale. E, diciamo, per avere quella occasione ho dovuto
aspettare parecchio e ho dovuto soffrire parecchio quindi, diciamo, è stato anche un momento tutte
quelle sensazioni sono affiorate e le ho buttate fuori in un pianto che poi è stato un pianto di gioia che
non mi sarei mai aspettato di fare. È stato bellissimo.


A.S.: Ci credo, assolutamente. È anche una bella cosa che hai condiviso con noi, visto che
comunque in questo periodo, come hai detto tu, dove c’è anche una grande incertezza, ci vogliono
delle storie in un certo senso di speranza. Perché, come hai detto, siccome è anche un’occasione
che ti sei cercato e hai voluto tanto, ha certamente lasciato il segno.


Ma voglio farti una domanda e magari la risposta è semplice ed è no ma tu, con tutta questa
passione che traspare dalle parole che ci fai ascoltare, hai mai pensato per un momento di smettere
karate?


(Luce rossa)


M.L.: Si. O meglio, c’è stato un momento preciso che è durato in realtà tipo un giorno, quando l’anno
che dovevo andare al mondiale ero stato escluso da un raduno, un seminario della nazionale
giovanile che hanno fatto ha luglio.

E quindi, diciamo, erano la fasi finali, a ottobre ci sarebbe stato il
mondiale, a luglio c’era il seminario e ce ne sarebbe stato forse un altro paio; a luglio mi vedo
escluso dal seminario della nazionale e ho detto: “Ecco qua, l’anno che pensavo che potevo avere
qualche chance, vengo di nuovo buttato fuori e sono fuori.”


In quel momento ho pensato: “Ma ha senso che vada avanti? Perché devo che continuamente mi
arrivano queste batoste?”


Poi in realtà, ti devo dire, la mattina dopo mi sono svegliato e sono andato a correre, alle sette e
mezza. Sono andato a correre e ho spinto come non avevo mai spinto e mi sono detto: “Ok, è
successa questa cosa.

Adesso devo spingere, voglio dare il massimo, voglio farcela in qualche
modo. Non ti so dire cosa ho pensato nello specifico però ho capito, poi, il giorno dopo che quello
che stavo pensando pensando il giorno prima era una cavolata, perché comunque io karate lo faccio
perché mi piace, al di là di tutto, e in ogni caso volevo proprio continuare a provarci come avevo
sempre fatto.

Non mi ricordo adesso da cosa fosse scaturito questo pensiero nello specifico però,
ecco, c’è stato il momento in cui ho detto basta e il giorno dopo ci ho dato dentro ancora di più e da lì
ho iniziato ad allenarmi ancora più forte.

Veramente, da quel momento, ho iniziato ad allenarmi due
volte al giorno, senza sosta, e a oltranza proprio. Una cosa che non so spiegare, mi veniva da dentro
e ho continuato a fare così.


A.S.: Fantastico! E riesci a mantenere anche adesso due allenamenti al giorno?

M.L.: No, adesso due allenamenti al giorno no. Ma più che altro per l’università perché, andando in
presenza, la mattina alle otto e mezza sono già in università; parto alle sette, più o meno, quindi farei
troppa fatica, dovrei svegliarmi alle quattro o alle cinque per allenarmi. Quando, però, non ho
università in presenza, diciamo, per cui la mattina ce l’ho libera, mi alleno volentieri la mattina.
Chiaramente adesso non ho più il ritmo che avevo al mondiale, quando era il periodo che avevo finito
scuola, quindi non avevo praticamente nulla da fare se non quello e m’allenavo due, tre volte al
giorno, quando capitava. Però, comunque, cerco di mantenere i ritmi.


A.S.: Ma, dal punto di vista invece, e alimentare e psicologico, tu hai qualche tipo di supporto oppure
gestisci la cosa in autonomia?


M.L.: Allora, dal punto di vista alimentare, ho un nutrizionista che mi segue, si chiama Giuseppe
d’Agostino che è veramente un professionista molto in gamba; per quanto riguarda la parte
psicologica, invece, non ho mai fatto nessun tipo di attività con mental coach o altro. Mi sarebbe
piaciuto però poi non ho mai approfondito, non ne ho mai avuta l’occasione.

Mi hanno aiutato molto magari anche dei raduni che abbiamo fatto tra noi della Master Rapid quando andavamo in montagna e facevamo delle “sedute” organizzate dal maestro Maffolini con uno psicologo che ci faceva un po’ respirare l’atmosfera di quella che era la concentrazione mentale, ecc. E quindi quello
è stato d’aiuto e poi, comunque, papà mi ha sempre aiutato, mi ha sempre supportato nei momenti
più difficili, quindi non mi è mai mancato nulla al punto da richiedere il supporto di un professionista.
Sicuramente, in alcuni casi, può aiutare però, nel mio caso, ho vinto il mondiale con molta testa ma
senza un professionista, ecco.

Questo non per sminuire i professionisti perché ci sono tantissime persone che ne traggono beneficio; io semplicemente non l’ho mai provato però, non essendomi mai
mancato il supporto psicologico da parte della mia famiglia e delle persone che mi erano vicine, non
ne ho mai avuto bisogno e quindi non ne ho avuta esperienza.

A.S.: Allora, ti faccio scendere dal tatami in senso stretto per andare sul tatami digitale perché vorrei
concludere questa intervista parlando con te dell’unione del karate e dei mezzi digitali.
Con Matteo mi sono ritrovato anche un po’ a parlare, prima dell’intervista, di quello che è il suo
lavoro, non inteso come lui professionista ma in termini di confronto su quella che poteva essere la
sua idea di ciò che il digitale può portare al movimento del karate. Come campione, ad esempio tu
hai vinto un mondiale, hai sfruttato e, se si, come hai sfruttato questa cosa per parlare di karate e
come, secondo te, possiamo fare per invogliare anche giovani e meno giovani, il popolo del web
insomma, a calcare il tappeto usando gli strumenti del digitale?


M.L.: Diciamo che, adesso, ciò che manca al karate è un po’ di divulgazione sui social, non solo a
livello italiano ma proprio a livello mondiale. Il karate, forse, manca di visibilità anche perché non ci
sono tanti divulgatori su questo e sicuramente non è un bene per noi. Motivo per cui gli atleti
dovrebbero o potrebbero iniziare a comunicare quello che fanno. Io personalmente mi sono anche
pentito, un po’, di non aver mai comunicato questo, praticamente per vergogna.

Lo faccio adesso per il mio lavoro ma per il karate che è la mia passione non l’ho mai fatto, praticamente per paura, per vergogna e non ho sfruttato il momento in cui avevo vinto il mondiale dove, magari, avevo un picco di visibilità che potevo sfruttare in quel momento, sia per la divulgazione del karate, sia per creare
anche un’immagine mia che poi può tornare utile negli anni, diciamo. Costruire un personal brand,
una figura riconosciuta sui social che è stato un po’ il mio pentimento ed è una cosa che consiglierei
oggi ad atleti che amano veramente il proprio sport.


Il karate necessita di un po’ più di comunicazione online, secondo me.


A.S.: E questo, visto che gli strumenti sono alla portata di tutti, nel senso che comunque tutti o la
maggior parte delle persone, soprattutto dei giovanissimi, ha strumenti come lo smartphone a portata
di mano, non vi vergognate a mettervi a fare stories, post, racconti di quello che è il vostro karate, a
qualsiasi livello. Non è solo il risultato sportivo, come diceva appunto anche Matteo, ma è proprio il
passare la divulgazione del proprio karate. E in tutto questo mi permetto solo di aggiungere una cosa
Matteo, di taggare karateka.it ovviamente! Se no noi non possiamo ripostare, non possiamo prendere
i vostri contenuti e dargli quella che è la nostra piccola vetrina.

M.L.: Infatti Karateka è una bellissima realtà, proprio perché si occupa della divulgazione di questo
bellissimo sport in tutte le sue forme. Diciamo che la comunicazione del proprio sport non è per forza
un qualcosa che deve essere autoreferenziale, quindi “io sono il migliore”, “io metto questi post
perché sono il migliore”, ecc. ma deve passare il concetta del “io cerco di insegnare qualcosa anche
a.chi non sa nulla di karate”, quindi non per forza contenuti indirizzati a chi fa karate ma anche
semplicemente divulgazione a chi non ci conosce, perché poi banalmente, ogni karateka tra i follower
del proprio Instagram, del proprio Facebook, ha almeno il 50% delle persone che non fa karate.
Quindi sarebbe un ottimo modo per valorizzare lo sport che si fa, anche per evitare tutte quelle
domande che poi ti fanno: “Eh ma spacchi le tavolette?”, ecc. Banalmente, se tutti facessimo un po’
di azione di divulgazione in questo senso eviteremmo questi momenti, dati anche dalla televisione
(perché anche la televisione e altri mezzi portano alla creazione di quest’immagine che poi è
“farlocca”, diciamo).


A.S.: Assolutamente. E con questo, io ti ringrazio per essere stato con noi questa sera, è stato
veramente molto divertente, oltre ad essere interessante. Quindi riproporrò la gag della luce a tutti i
prossimi intervistati, che dovranno avere il LED da illuminare, perché è un ottimo metodo per
comunicare.


Grazie Matteo per essere stato con noi stasera!


M.L.: Grazie mille! Grazie al maestro, vedo i commenti qui sotto, grazie al maestro, grazie mille!


A.S.: Si si, ci seguiva e commentava tutto quello che stavamo dicendo. Avrai poi il piacere di
leggerlo, come anche gli altri commenti che sicuramente si aggiungeranno.
Saluto anche Diego Esposito, che si è aggiunto all’ultimo o, quantomeno, ha commentato all’ultimo.
Magari ha visto tutta l’intervista, magari no. E proprio per te, Diego, e per tutti gli altri che vogliono
recuperare l’intervista, ricordo che resta su Facebook, subito dopo che l’abbiamo finita, dopo pochi
minuti, esce e rimane su Facebook; ma sarà anche su YouTube, Spotify e sul nostro blog in formato
anche scritto. Quindi, insomma, non avete modo per non riprenderla in qualsiasi situazione:
sull’autobus, a casa, prima di lavoro, non durante perché ovviamente se no poi ci bacchettano.
Quindi, dopo avervi ricordato come poter rivedere l’intervista con Matteo Landi, vi saluto e ci vediamo
alla prossima karate talk!


M.L.: Ciao a tutti!

 

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