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Stefano Maniscalco – Karate Talks #14

Con la leggenda Stefano Maniscalco, scopriamo la persona e il personaggio dietro 102 kg di muscoli! Guarda, ascolta o leggi l'intervista.

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Stefano Maniscalco, Campione Europeo e Mondiale di Karate, Showman in Televisione e al Cinema, si è raccontato ai microfoni delle #KarateTalks!

Abbiamo ripercorso insieme alcune tappe fondamentali della sua carriera, parlato del suo prossimo libro e del film in uscita, con una grande rivelazioni in merito alle Olimpiadi.

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Intervista a Stefano Maniscalco – #KarateTalks

ALESSIO SORRENTINO: Buonasera a tutti gli amici di Karateka.it, io sono Alessio Sorrentino e stasera sono in compagnia di Stefano Maniscalco.

Per i pochi che non lo conoscono, Stefano è un’atleta che ha portato in alto il Karate durante tutta la sua carriera e anche dopo, è stato 3 volte campione del mondo, 5 volte campione europeo, 17 volte campione italiano e 3 volte campione dei giochi del mediterraneo.

Ti chiederei per presentarti di rivelare qualcosa di te che i più non sanno, e che puoi raccontare in esclusiva per Karateka.it.

STEFANO MANISCALCO: Buonasera a tutti gli amici di Karateka.

Quello che posso rivelare magari sono i numerosi aneddoti che riguardano la mia attività sportiva! Una chicca che rivelo per Karateka.it è che sto scrivendo un libro, nessuno lo sa quindi troverete tantissime cose nuove al suo interno.

Ho iniziato la pratica del karate sotto consiglio di mio padre, il quale è un insegnante di judo e karate, da giovanissimo.

Ho incominciato con il calcio, per poi proseguire con la ginnastica artistica, infatti quando molti mi chiedono di far iniziare il proprio figlio con il karate io consiglio di cominciare invece con la ginnastica, perché la reputo propedeutica per qualsiasi sport.

Infatti mi ricordo che a 10 anni quando mi cambiavo negli spogliatoi mi chiedevano come facessi ad essere così muscoloso, ed era grazie alla ginnastica che con lavori isometrici e a corpo libero mi ha formato, pure dandomi molta scioltezza articolare.

Anche le mie sorelle Michela e Laura, entrambe campionesse nel judo e nel karate la praticavano, e si sono quindi preparate bene grazie a questo sport.

A: Ti vedo sempre super attivo, anche in questo periodo di lockdown! Qual è il segreto di Stefano Maniscalco per essere così in forma?

S: ma guarda, io penso che siamo veramente fortunati, ogni giorno per me è un regalo. Quando mi chiedono quale sia il giorno più bello che abbia mai vissuto, rispondo sempre “oggi”, perché in questo momento sono in salute e questa è la cosa più importante.

È oggi, perché quello che hai già vissuto o fatto è già scritto e fa parte del passato, è storia. Dico oggi, perché comunque penso a chi sta peggio di me, i bambini nei reparti oncologici o chi è attualmente in terapia intensiva a causa del Covid-19.

Quindi quando penso a queste cose sorrido, perché grazie a Dio tutto quello che ho sognato nella vita l’ho sempre potuto fare: sognavo di fare l’atleta professionista, e lo sono diventato, volevo entrare nel gruppo sportivo più importante con Talarico, Davide Benetello, Lentini, Di Domenico, Valdesi, Maurino, il gruppo più prestigioso, e ce l’ho fatta.

Quindi diciamo che tutto quello che ho sognato l’ho realizzato. Sono cresciuto con i film di Van Damme, infatti ho sempre desiderato di diventare un attore, fare un programma televisivo, ho sempre amato l’arte. Volevo fare l’arte, e sono diventato un’artista marziale.

Quindi volevo fare televisione, e ho partecipato ad un reality show, volevo fare un film e sono diventato attore. Diciamo che a 37 anni ho esaudito tutti i desideri che ho sempre avuto, dunque non vedo il motivo di essere triste.

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A: Assolutamente, la fortuna aiuta gli audaci, ma se affronti tutti i giorni con questa grinta sei inarrestabile!

A tal proposito cito Luigi Busà che ci ha appena scritto: “dove gli altri vedono limiti, Stefano Maniscalco vede orizzonti”.

S: Bella Luigi, questa me la vendo!! Luigi è un grande amico, l’ho conosciuto quando era molto piccolo, vedevo questo ragazzino girare per i palazzetti e poi l’ho incontrato a Lignano Sabbiadoro per uno stage. Lui è venuto a chiedermi di allenarsi perché doveva fare gli europei nel 2004, e mi sono detto che aveva del talento.

A: Anche con Luigi ne abbiamo parlato dell’ “essere sotto i riflettori” (scrivere libri, fare film), in questi termini: come hai detto anche tu, si inizia a fare karate magari vedendo in tv un attore o un’atleta che ci ha ispirato e ha acceso questa passione e che ci ha portato sul tappeto.

Quindi gli atleti di alto rango poi che intraprendono questo percorso ed entrano in questi circuiti, costituiscono un bene per tutto il movimento karate perché quando si diventa una figura nota, le persone si informano su di essa e vedono il percorso che vogliono poi emulare.


Tra tutte le attività che hai fatto, qual è quella al di fuori del karate che ha messo Stefano Maniscalco più alla prova?

S: Come dicevo poco fa, tutto quello che ho desiderato fare, l’ho fatto, quindi anche televisione.

Ho fatto un reality show, grazie alla mia agenzia e al mio manager Beppe Pettinato, che è un grandissimo agente, ho fatto questo reality in cui si parla di montagna. Si parla del Monte Bianco (il più alto in Europa), e sono stato uno dei pochi che ha avuto il privilegio di scalare un monte così prestigioso: quando vedo l’uomo scalare la natura lo reputo fantastico.

Quindi sia mentalmente che fisicamente è stata un’esperienza che mi ha portato oltre il Karate, sono stato uno scalatore: il mio fisico non andrebbe bene per scalare perché in montagna c’è carenza di ossigeno e per chi come me ha una grande massa muscolare non è il top;

il muscolo tende a pompare poiché ha bisogno di ossigeno, ma non essendoci a quelle altezze ero costantemente affaticato.

E quindi è stata un’emozione fantastica, ritrovarsi a 2800 mt appeso ad una montagna a guardare giù e non vedere nulla, quello era uno show, lì non pensi alle telecamere, pensi a non cadere. In quel momento sei tu, la montagna e la natura, quindi è stata un’esperienza che mi ha messo davanti a me stesso alla paura.

Ti porta ad andare avanti, quindi è grazie anche a queste esperienze che sono oggi un’artista marziale. Dico sempre artista, perché ho fatto anche judo, taekwondo.

Dico sempre di andare avanti nella vita, mai guardarsi indietro, mai guardare giù. Allora guardavo su e ho scalato la montagna.

A: Certo. Dalla chat, Massimiliano Ferrarini dice “Luigi adesso Stefano torna a fare le gare lo sai?” Come finisce Luigi Busà VS Stefano Maniscalco?

S: Max è un grandissimo amico, un fratello, insieme ad altre è una delle persone che sono state molto importanti nella mia vita.

Max è stato la mia ombra, mi ha allenato, il mio maestro, e mi ha portato a vincere una medaglia d’argento agli europei e due medaglie d’oro ai campionati assoluti a 35 anni, quindi quando non avevo più voglia (nel 2014 quando mi sono strappato il pettorale facendo 160 kili di panca), lì ho visto il buio non mi sono più ripreso (mi era uscita la spalla e poi lo strappo, non mi era mai successo), mi sono sentito un po’ solo.

“The show must go on”, lo spettacolo deve comunque andare avanti, non importa se un grande campione si abbassa, quindi chi è il prossimo? E lì per la prima volta mi sono reso conto di tutto quello che ho fatto.

La mia famiglia mi è stata vicina, e grazie a Max che mi ha preso per i capelli e che mi ha fatto di nuovo allenare, sono andato a Milano.

Mi ha accolto nella sua famiglia e mi ha trattato come un figlio, quando nessuno ci credeva, ho fatto una finale europea dove ho battuto i più grandi (5-1 a Erkan), dove ho fatto una medaglia d’argento.

A: Qui c’è un guanto di sfida porto da Luigi che ti chiede che fine abbiano fatto i tuoi capelli! Anche se per sfidarvi dovrebbero riaprire la categoria Open.

S: La categoria Open si è chiusa dopo l’ultima gara che ho fatto io nel 2008 a Tokyo, e si è conclusa alla grande, vincendo il mondiale.

Quindi Luigi avrebbe potuto vincere, ora è molto in forma. Un altro grande campione che saluto è Nello Maestri, è stato un mio allievo, è stato poi un grande atleta, ha fatto la medaglia di bronzo agli ultimi mondiali, ha vinto 2 campionati europei e 7 titoli italiani.

Quindi lui è cresciuto, è venuto nell’esercito a Roma con me, quindi si doveva sopportare tutte le mie botte. Un aneddoto è che quando si allenava con me lui stava tranquillo, se qualcuno entrava a vedere l’allenamento però io mi gasavo e quindi iniziavo a tirare colpi più forti, e lui chiedeva sempre a chi ci guardava di uscire altrimenti le prendeva ahahah.

A: Salvatore Nettore ci chiede, in ambito sportivo hai un rimorso per non aver avuto il sogno olimpico, ma solo un arco temporale post Stefano Maniscalco?

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S: Ma guarda il rimorso è quello di non aver combattuto con Nettore.

Questa è una bella domanda. Quello che ho sempre sognato da piccolo era di diventare il campione del mondo. La parola “campione olimpico” non l’ho mai detta, perché per me il campione del mondo era il massimo. Quindi si, mi dava fastidio sicuramente, ho pensato di fare boxe o taekwondo nel 2005 quando avevo vinto i campionati europei.

Quindi fare un altro sport, dopo aver vinto 3 mondiali, per arrivarci, infatti ho provato a fare boxe, e ho istituito nelle fiamme gialle la sezione taekwondo. Ma comunque la finanza mi pagava per fare karate, quindi non ho continuato.

Quindi sì, pagherei per fare un’olimpiade, perché penso di poterci stare in quel settore, su quel palcoscenico. Quel palcoscenico, è quella per me l’arte, è il palcoscenico perfetto per uno showman come me. Le gare in Francia per me erano il massimo perché c’era sempre il pieno di persone, di spettatori, e quando vedevo tutta quella gente mi gasavo e volevo battere i francesi. Nella terra dei nippon, dei samurai è stata per me l’apoteosi vincere in Giappone vincere nel Budokan.

Ero soddisfatto, per me avevo fatto tutto, ma sicuramente le olimpiadi mancano all’appello.

A: Bisogna riniziare a fare le gare!

S: No non è detto, c’è una gara Secca.

A: Si, tra l’altro si tiene in una città che ti piace tanto

S: Si, infatti è quello che mi eccita, come un vampiro inizio a percepire l’odore di sangue. Però devo capire bene, sto sistemando la mia vita. Poi una gara secca ci sta, anche tu la potresti fare Alessio.

A: Sono successe due cose grazie a queste Olimpiadi, la prima è che Karateka è rinato, grazie a questo periodo ci siamo messi per dare sempre più eco ad uno sport che già non lo ha e con le palestre chiuse rischiava di avere anche un picco più basso.

Quindi le persone sono contente di avere un posto in cui praticare o parlare di questo sport. La seconda è che ha avuto un impatto mega positivo su tutti gli atleti che abbiamo intervistato sia perché da la possibilità di riprendersi dalle gare che c’erano l’una dietro l’altra, di resettarsi mentalmente, e di ripartire con nuovo slancio per questo sprint finale.

E poi abbiamo anche il titolo finale di quest’anno che è “Stefano Maniscalco alla gara secca”.

S: ehehehehe

A: Se la fai ce lo dici in anteprima però, lo riveli a karateka!

S: Quello è sicuro! Già partecipare a una gara secca olimpica sarebbe fantastico. È chiaro che comunque ci sono degli atleti nei pesi massimi -75 che hanno fatto un bel percorso come Simone Marino o Michele Martina.

Mi dispiace per loro ahahah scherzo, gli voglio bene li saluto. Però nella vita le cose che si ricordano sono le imprese, questa potrebbe esserlo, fare un’impresa così sarebbe da scrivere a questa età. Il cavallo buono si vede nel lungo periodo. Sarebbe un sogno che mi da già la pelle d’oca.

A: Tuo nipote ti vorrebbe vedere combattere infatti ahhaha. Sempre Luigi ci dice: “chiunque sarà il campione olimpico +75 kg non si avvicinerà minimamente al karate di Stefano Maniscalco, pezzo unico se non raro del karate italiani a me faceva sballare”

S: Luigi è sempre stato un eroe silenzioso, nel senso io lo vedevo sempre in allenamento, tra atleti ci si conosce.

Negli allenamenti lo vedevo che cercava di rubare sempre le tecniche più spettacolari, anche lui è uno showman, è stato l’unico atleta che è sempre andato in crescendo. Dal mondiale del 2006 oggi è cresciuto tantissimo nonostante ci siano stati i cambiamenti di regolamento.

Agayev è invece una parabola discendente, nonostante sia comunque un grande campione, perché lui quando hanno tolto le proiezioni ha avuto il picco siccome venendo dal Sambo proiettava tantissimo.

Nonostante i 33 anni, Luigi è il Cristiano Ronaldo del karate. Io mi sono sempre paragonato a Ibrahimovic.

A: Sai su Ibrahimovic c’è anche una questione del carattere forte, che ci sta adesso conoscendoti ti ci rivedo, Luigi bene perché Ronaldo ringiovanisce ogni anno quindi lo vedremo sempre più fresco.

Se dovessi accettare Alessando Ecchili ci scrive “sei più bravo con le braccia o con le gambe? Cosa alleni di più?

S: Le gambe le ho sempre allenate, anche oggi, un atleta le deve sempre allenare: l’essere umano è un bipede, quindi in una situazione monopedaria se non ti alleni le perdi. Fin da bambino ho sempre tirato calci, mi piaceva. Da fermo tiri i pugni, ma mi sento sempre un grande calciatore. Mia sorella Laura invece è una tempista, di calci ne tira pochi ma ha grandi tempi nei Gyaku-zuki. Io ero molto potente, andavo di fisicità, Laura invece era velocissima.

A: Come hai vissuto questa cosa del karate in famiglia? Nel senso, era un qualcosa che ti stimolava? Riuscivi a tirare con tutti anche se erano famigliari? Hai mai fatto differenze sul tappeto?

S: No quello mai. Infatti una cosa che mi hanno sempre contestato, ero sempre genio e sregolatezza, quando combattevo ero scherzoso sugli spalti ma quando andavo a fare gli allenamenti con Di Domenico che era abituato a tirare piano, io venivo da una scuola giapponese, quindi io partivo per fare 8-0.

Non mi interessava se eri donna o uomo o il peso. Lui mi diceva che insegnava il karate per vincenti, non faceva distinzioni, quindi rimasi sorpreso.

Quindi adesso anche a me non interessa. Quando dicono che il karate è uno sport di controllo, lo ammetto non mi sono mai controllato, ma la tecnica continuo a perfezionarla, so dove colpire.

A: No infatti, la pulizia tecnica è un qualcosa che racconto anche fuori dal karate. Quando stai nelle regole viene penalizzato chi non sa pararsi, è giusto che chi sta nelle regole poi possa sopraffare con la forza fisica l’altro. Per chi ci vede solo lo scontro nel karate ma non un’arte come dici tu, è facile tirare un sasso addosso, è più difficile portare un colpo con una tecnica prestabilita.

S: Infatti, è vero. È facile tirare un cazzotto, la difficoltà è quando devi tirare un pugno con il massimo della forza, della velocità ma controllato.

A: Però allora ci puoi confermare che Laura qualche anticipo te l’ha fatto ahah!

S: si, Laura anticipava sempre, ma se mi concentravo la bruciavo sempre!!
Saluto moltissimo Thomas

A: Salutiamo Biamonti, insieme agli altri!

S: Lui è stato un modello per me, perché lui era un 65 kili che proiettava anche i pesi massimi e aveva una tecnica sopraffina, è stato campione europeo 9 volte di seguito.

A: Salutiamo anche Nello Maestri, “uno spettacolo vederlo in azione”.

S: Nello per me è un fratello, quando ero in palestra a 17 anni che entravo in nazionale, lui era uno scricciolo (capello biondo alla Nino D’angelo), veniva in palestra ad allenarsi.

Calandrino mi diceva di seguire i ragazzi del kumite, mi ricordo che quando li allenavo, nei combattimenti era il più bravo quindi ogni volta lo facevo perdere e lui stava zitto. Cercava di migliorare, di allenarsi di più. Ogni tanto poi faceva il monello e io li pestavo tutti di botte ahah.

A: Queste sono cose di vita vissuta. Le persone che ci seguono e che ci mandano le domande, sono tutte domande di vita vera perché si pensa che gli atleti che arrivano al successo hanno vissuto in una bolla di vetro in una dimensione parallela, c’è in po’ questa percezione.

Quindi è bello raccontare come tutti abbiano affrontato le stesse avversità o le stesse esperienze, anche per essere di ispirazione per chi vuole iniziare.

S: Si infatti. All’epoca i biglietti per spostarsi costavano tantissimo, erano soldi. Avevamo la unofive, ero un metro e novanta, per arrivare a Noale andavamo in macchina e non fiatavo.

Pensavo a quanto fosse bello poter arrivare a Noale da Palermo per fare la gara. Quindi nonostante tutte le difficoltà, quando dormivi sul treno, è stato questo che mi ha forgiato nel carattere. Con Nello che era piccolo mi viene da ridere, partivamo tutti insieme con tutti quanti per fare la gara.

E nonostante questo eravamo sempre insieme e ancora oggi che siamo cresciuti stiamo insieme. Ed è questa la cosa bella.

Purtroppo il karate non gode delle luci della ribalta quindi ricordo queste cose bellissime.

A: Purtoppo in questa società specialmente oggi dove si corre dietro anche grazie ai social media alla soddisfazione istantanea, forse prima andare ad una gara tanto per farla o allenarsi in maniera leggera prima di viaggi così lunghi, ci pensavi bene prima di fare un viaggio di kilometri e kilometri.

S: Anche perché se poco poco arrivavi a Noale e non vincevi, dovevi sopportare tuo padre per 200 kilometri nel viaggio di ritorno! Ed era anche questo la vera gara, in macchina non potevi scappare.

A: Quindi sulla parte di allenamento, noi abbiamo affrontato tante volte l’allenamento non solo fisico e ti chiedo: Stefano Maniscalco ha mai ricorso a uno psicologo dello sport o un mental coach, o la tua personalità esuberante ti ha sempre tenuto su?

S: Per me il mental coach è una figura importante, anche se fino ai mondiali del 2012 pensavo che chi si avvalesse di questo coach avesse dei problemi.

Ero mentalmente ottuso, con il mio maestro, lui era il mio mental coach. Per me perdere anche solo un campionato europeo era un lutto, però finche ero giovane ci poteva stare.

Quando avevo 30 anni, nel periodo di buio ho iniziato a capire di avere bisogno di aiuto, ed ho fatto con Maddalena Ferrari con la quale mi sono trovato bene, e ho fatto fino al 2014 con l’infortunio bene e poi il calo. Per un campione mantenere la forma sia mentale che fisica è importante.

Quindi si, è una figura fondamentale che consiglio a tutti i ragazzi, ma anche perché chi ha talento ci può nascere con una dote comunicativa o no. Io aspettavo che lo diventasse Laura pasqua, ma lo è diventata solo adesso quindi mi tocca andare adesso ahah.

Questo è il suo secondo me, conosce bene il mondo del karate e che ha studiato tanto, sa cosa significa arrivare al palazzetto per le gare, essersi allenato ma non esserci con la testa o viceversa esserci solo con il corpo.

A: Sisi, anche perché con Silvia Semeraro parlavamo del fatto che il karate non ha una serie B, nel senso, non ti permette di avere una gratificazione minore, io non pretendo di avere due secondi posti o altro, ma in tanti non riescono a trovare la propria dimensione agonistica che non sia nell’eccellenza.

Per mille motivi non hanno uno sfogo per poter continuare a praticare questo sport. Quindi secondo me non hanno uno sfogo anche per la tenuta mentale, io ammiro tanto anche chi solo dopo i 20 anni continua a fare l’atleta serio anche se poi non ha risultati. Perché dopo i 20 diventa difficile piazzarsi in una gara. Quindi chi riesce ad andare avanti tenendo in testa il fatto che magari nell’agonismo ha un po’ meno futuro vince questa resistenza. Che ne pensi?

S: Concordo su tutto. Magari non c’è nemmeno una serie A, noi viviamo di emozioni, esistono vincenti e vincitori. I vincitori vincono tante medaglie, i vincenti sono quelli che vincono nella vita che lasciano qualcosa. Ci sono atleti che hanno combattuto poco ma che hanno lasciato tanto.

Potrei fare molti nomi ma anche in altri sport, e chi ha vinto molte medaglie ma non ha lasciato nulla. Ti racconto un aneddoto, mi ricordo che nel 2006 io e Valdesi vinciamo 4 medaglie, lui due ori io un oro e un bronzo, con la tuta nazionale, l’Italia prima nel medagliere.

Prendiamo l’aereo e un signore ci chiede cosa facciamo, rispondiamo che facciamo karate e che abbiamo fatto i campionati del mondo; lui ci dice che gli americani sono fortissimi, ma quando gli abbiamo detto che avevamo vinto non ci voleva credere! Questo non sapeva che avevamo vinto, usciva l’album una volta al mese, invece adesso con i social è più semplice.

A: Ancora Luigi ci dice che sei il re dei proverbi, diccene uno adesso!

S: Ma adesso non me ne vengono, ahahahah

A: Come te la cavi con il francese? Perché Biamonti ci ha risposto. Se Alex ci fa il piacere di venire in diretta vi porto io il traduttore!!

S: Io sono cresciuto con campioni come Alex o Benetello, esempio di uomini e campioni. Ho visto un saluto di un grandissimo atleta Abbes Mouhildine, un grandissimo tempista adesso fa parte della nazionale di boxe, gli auguro di poter fare quello che ho fatto io nel karate. È un bravissimo ragazzo.


Volevo dire che a ottobre doveva uscire con Claudio del Falco un film, lui fa anche karate insieme a Culasso. Lui ha una grande palestra, abbiamo fatto KARATE MAN con un grandissimo regista, che parla della storia di Claudio un grandissimo atleta, che ci ritroviamo nelle finali. Io vinco il mondiale e da li inizia la storia soltanto con l’aiuto del karate. Quindi a febbraio tutti al cinema a vedere questo film, sarebbe bellissimo intervistare anche Claudio del Falco.

A: Assolutamente quando vuoi ti aspettiamo! Per concludere ci chiedono: Cosa vuoi fare nel tuo futuro?

S: Vorrei fare l’attore, essere l’ambasciatore del karate in Italia. Questo è il sogno, sono positivo e fortunato, quello che mi piacerebbe fare è anche riaprire il gruppo delle fiamme gialle e essere nella federazione Fijlkam che mi ha supportato, poter dare la mentalità ai giovani ragazzi e atleti, che sono dei fighter, gioire tutti insieme. Essere allenatore della nazionale e delle fiamme gialle

A: Chiudo con questa domanda: come gestiresti l’ansia pre-gara della gara secca?

S: Non sarebbe un’ansia ma una festa per me!! I più pericolosi sono quelli che non hanno nulla da perdere, e io non avrei nulla da perdere. Il gestire l’ansia fa parte dell’atleta, bisogna combatterla è giusto che ci sia. Io quando la vedo le apro la porta e la invito a cena

A: Ti ringrazio tantissimo per il tempo che ci hai dedicato!

S: Ringrazio tutti quelli che ci hanno seguito, riapriremo presto e ci divertiremo insieme, ciao!

 

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