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Insegna più velocemente Kata con l’effetto Zeigarnik!

L'effetto Zeigarnik ti ha colpito già diverse volte, solo che non lo sai. Impara a riconoscerlo e a usarlo a tuo vantaggio per insegnare (o imparare) un Kata e non solo!

effetto-zeigarnik

New York, estate 2014 – Quella sera, poco prima delle chiusura, arrivano due gruppi di 4 persone che vogliono mangiare. Li faccio sedere ai rispettivi tavoli e ordinano più o meno nello stesso momento.

I primi mangiano, parlano tra di loro, prendono il loro cappuccino dopo la pizza (tranquillo, non è l’inizio di un Horror, negli USA piace davvero), gli faccio il conto e vanno via.

Gli altri si dilungano, senza ordinare altro. Fregandosene del contesto anche quando chiudo la porta del locale.

Si è fatta una certa, il mio capo si avvicina e mi chiede “Cosa hanno ordinato per essere ancora al tavolo? Gli abbiamo portato tutto?”. Io annuisco e sciorino la comanda a mente. “L’unica cosa che non gli abbiamo portato, è il conto.” aggiungo.

Dopo un mezzo sorriso continua: “Scusa, ma l’altro tavolo da 4 che cosa aveva preso?

Ci penso un attimo: il vuoto. Ma il vuoto vero, come se quell’ordine non fosse mai esistito. Eppure diamine, avevo fatto lo scontrino non più di qualche minuto prima! Non c’è stato verso. Se non avessi ripreso la ricevuta, zero totale.

Finalmente il tavolo si alza, pagano e mi lasciano andare a dormire. Perlomeno la mancia è stata decente.

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Il giorno dopo mi interrogo di quel buffo episodio degli ordini. Stessi tempi, stessa mole d’informazioni, ma uno puf! sparito nel nulla.

Cerco su Google “mi sono dimenticato un ordine motivazioni”.

Interrogativo altrettanto buffo, risposta seria.

Scopro infatti l’Effetto Zeigarnik che mi spiega l’accaduto.

La psicologa Bluma Zeigarnik venne incuriosita proprio dal notare come i camerieri siano capaci di ricordarsi un grandissimo numero di ordini, magari anche a memoria, ma fanno tabula rasa delle pietanze già servite.

Andando avanti con i suoi studi su questo fenomeno, s’imbatte nella potenza delle cose a metà.

Scopre infatti che quando lasciamo un’azione a metà, nel nostro cervello si sviluppa uno stato di tensione che non permette di archiviare l’attività per iniziarne una nuova da zero.

Sono questi messaggi ansiogeni che tengono alta l’attenzione su quello che non abbiamo concluso.

Per scordati una cosa, insomma, la devi portare a termine.

Ecco, adesso ti sentirai meno strano se non ti ricordi cosa hai mangiato a cena, se hai scordato tutto non appena hai accettato il voto di un esame o… non ti viene proprio in mente quel kata che hai imparato tutto nell’ultima lezione.

Andando avanti con i miei studi, ho ritrovato l’Effetto Zeigarnik come strumento usato nel Marketing.

Quando racconti una storia concludendola senza rispondere a tutti gli interrogativi per scrivere il seguito. Quando il testo di un post è costruito per spingere a “Cliccare per saperne di più”. Sono tutti contenuti che sfruttano la leva dell’inconcluso per l’effetto Zeigarnik così da condurti a compiere un’azione.

Distinzioni a parte, vediamo adesso come applicare l’effetto Zeigarnik per insegnare un Kata.

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Specialmente nei bambini, che tendono a essere meno metodici e più annoiati dalla ripetizione, stimolare le emozioni è fondamentale. É piuttosto risaputo che la nostra mente ferma ricordi emotivi piuttosto che avvenimenti schematici.

Riuscire a emozionarti in quello che fai, anche poco, aumenta di molto la potenza del ricordo.

Se mangio un piatto di pasta da solo in casa, difficilmente mi ricorderò anche dopo poco cosa ho mangiato quel giorno a quell’ora. Ma se lo stesso piatto di pasta l’ho mangiato in compagnia del mio idolo del Karate, probabilmente saprò dirti per sempre non solo data, ora e menù, ma anche quanto erano consumati i feltrini sotto le sedie!

E questo è perché l’emozione di essere con il mio idolo ha scolpito nella mia mente quel momento.

Uniamo quindi le due cose per insegnare (o imparare) un Kata.

Il primo consiglio è senza dubbio quello di dividere il Kata in più blocchi, con un finale “non concluso” nella lezione.

Mi spiego meglio.

Se devi scegliere tra concludere il blocco del kata con 3 avanzamenti oi-zuki, potrebbe sembrare un blocco “finito”. Certo, sapere che non siamo alla fine del Kata aiuta a non dimenticare, ma ancora meglio se la lezione finisce su di una rotazione, un salto o una tecnica nuova. Appena accennata “Poi la riprendiamo la prossima volta perché è complessa”.

Scacco al Re!

Azione non conclusa + emozione per una tecnica nuova + Kata non concluso. La curiosità non ha scampo e sarà una grande amica per la memoria.

Ma supponiamo di avere un pubblico molto difficile davanti a noi. Come aumentare ancora di più questo effetto?

La risposta è il Bunkai.

Perché invece che insegnare prima tutto il kata e poi tutto il Bunkai, non li porti avanti insieme?

Specialmente una specialità più “astratta” come il Kata, nei bambini potrebbe avere qualche resistenza al ricordo in più. Diverso è ,se quei gesti raccontano una storia di due Karateka che si fronteggiano. Più personaggi, più emozioni, più cose a metà!

Il mio maestro Leonardo ha sempre fatto così in AKS, con ottimi risultati.

Ultima cosa: se ti domandi “ma non saranno un po’ troppe cose tutte insieme?” puoi stare tranquillo. La memoria non ha uno spazio di archiviazione finito, tutto sta nel come si sedimenta il ricordo.

E poi, se ricordi l’abilità del nostro cameriere, tiene a mente più e diversi ordini senza alcun allenamento speciale. Lo avevi già dimenticato?!

 

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