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È utile approcciarsi ad altri stili di Karate? Il parere di Mattia Busato

Continuiamo nel nostro percorso di conoscenza di Mattia Busato, in questa Road To Tokyo! Vediamo cosa vuol dire per un campione approcciarsi a nuovi stili, e se questo porta dei benefici.

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Nov 13, 2020

Quando parliamo di karate siamo consapevoli di dover tenere in considerazione una serie di fattori fondamentali, sia per il kata che per il kumite.

Specialmente per il primo, però, è necessario come non mai un approfondimento costante dei fondamentali di riferimento. Oggi andiamo a scoprire quanto possa essere produttivo analizzare altre correnti di esecuzione rispetto alla propria.

Per farlo ci affidiamo a Mattia Busato, numero 5 del ranking mondiale e che, da un anno a questa parte, si è avvicinato con successo a qualcosa di nuovo, che lo renderà sempre più competitivo in vista dei Giochi Olimpici di Tokyo.

«Io da sempre sono scuola Shotokan» dichiara il Lupo di Castelfranco V.to e uno dei massimi esponenti mondiali «L’abbiamo studiato per anni e le nostre gare sono state improntate su questo stile.

Ultimamente tra i miei kata ne ho inserito uno ulteriore, il Sansai, che appartiene ad un’altra scuola, ovvero quella riguardante il Gensei-ryu: parliamo di un qualcosa ancora poco studiato, infatti pochissimi dojo lo praticano in maniera approfondita ed è stato inserito nella lista WKF solo dal gennaio 2018. Trovo molto stimolante il fatto di riuscire a trasmettere le differenze presenti in ognuno dei due stili, qui diventa essenziale lo studio maniacale delle idee di combattimento che i kata nascondono.»

Il karateka veneziano, ma castellano d’adozione, esprime tutta la sua soddisfazione per essere riuscito a crescere professionalmente grazie a questa esperienza: «Per preparare il Sansai ci siamo confrontati, direttamente in Giappone, con Kiyohiko Tosa Sensei, l’esperto di riferimento che insegna questo particolare stile.

Aver avuto l’opportunità di lavorare con il massimo esponente mi ha permesso di arrivare direttamente alla fonte. Inizialmente mi ha fatto comprendere il background sociale e culturale del contesto nel quale è stato ideato il Gensei-ryu, per poi approfondire i fondamentali e giungendo infine allo studio minuzioso di questo kata.

Ciò mi ha permesso di recepire le motivazioni per cui è stato pensato questo combattimento: per arrivare al massimo della comprensione, è stato fondamentale lo studio del Bunkai (applicazione delle tecniche di kata, ndr). Sono molte le particolarità di questo stile, una su tutte è il fatto che le tecniche di gamba (Ebi-geri e Manji-geri, ndr) vengano eseguite con la testa e il busto in prossimità del suolo.

Parliamo di tecniche inaspettate e proprio l’effetto “sorpresa” è il marchio di riconoscimento del Gensei-ryu. L’ideatore di queste forme essendo di piccola stazza e non potendo quindi contare sulla forza, ha pensato ad un modo per essere più imprevedibile possibile.»

Quale è lo scopo di questo studio? Ce lo spiega Mattia: «L’obiettivo è quello di riuscire in gara ad eseguire kata di stili differenti rimanendo fedeli ai principi di base della scuola di riferimento.

Per riuscire nell’intento diventa fondamentale la curiosità, per giungere alla massima comprensione di ciò che voleva essere espresso mediante questa forma.

Il bunkai, in tal senso, rappresenta il nocciolo della questione: approfondirlo mi permette di riuscire a dimostrare le peculiarità del combattimento che il kata nasconde. Quello che inizialmente può sembrare un sistema chiuso, se compreso appieno, permette di avere una visione molto più ampia: determinate tecniche, che in un primo momento sembrino avere un unico significato, arrivano a nascondere molteplici interpretazioni.»

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