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Teoria del Flow e Karate

Hai mai raggiunto facendo karate, quello stato in cui il tempo non ha più dimensione? E' la teoria dello stato di Flow, scopri come raggiungerlo!

Flow_Karate

Giu 29, 2020

Cosa è la teoria del Flow

Il Flow o Esperienza Ottimale è “un stato in cui la persona si trova completamente assorta in un’attività per il suo proprio piacere e diletto, durante il quale il tempo vola e le azioni, i pensieri e i movimenti si succedono uno dopo l’altro, senza sosta”.

Csikszentmihaly
Stato di Flow

Ti è mai capitato di praticare Karate e trovarti a fine allenamento e domandarti come ci sei arrivato? oppure ti ritrovi spesso a guardare l’orologio appeso al muro del Dojo e pensi “quanto manca alla fine?” e mentre fai gli esercizi calcoli i minuti che ti separano dalla doccia…

Sicuramente avrai provato, almeno una volta o in altri ambiti la sensazione di incoscienza del passare del tempo, talmente immersi nel compito e concentrati nella situazione che non riesci a pensare ad altro.
Stai praticando kata e sei concentrato solo sulle tue braccia e gambe che si muovono, non pensi ad altro se non al tuo respiro e alla tecnica che dovrai mettere in sequenza dopo…
Oppure stai combattendo e pensi solo a come “fregare” il tuo compagno/avversario e come mettere in atto la tua strategia tecnico/tattica…

Che sensazione meravigliosa!

Sappi che sei nel Flow! e nemmeno lo sapevi…

Il nome della Teoria del Flow deriva dal fatto che, durante i colloqui e le terapie dello psicologo Csikszentmihaly, i pazienti descrivevano queste esperienze utilizzando la metafora di una corrente d’acqua che li trascinava.

Fiume che scorre - flow

Il modello del flusso è normalmente considerato come la teoria leader della felicità, basata sull’attività che, spesso, si rifà al pensiero aristotelico.

Ma vediamo come puoi riprodurla, come posso calarmi nel flusso in modo sistematico anziché nell’inconsapevole casualità di quella volta ogni tanto.

Come entro nel flow

Le caratteristiche comuni che devono avere le esperienze per essere ottimali e per potersi lasciar andare”, sono:

  1. L’importanza di un obiettivo concreto. Quando devo eseguire un compito che non è alla mia portata non è raggiungibile, tendo ad estraniarmi. In sintesi se non siamo in grado di farlo perché dovrei concentrarmi sul farlo!
  2. Dobbiamo poter concentrarci totalmente nel compito. Non ci devono essere distrazioni esterne ne interne. Se per svolgere il compito posso portare attenzione ad altro non rimarrò nel flusso. Spesso le spiegazioni troppo lunghe del maestro, ridondanti, momenti di auto-celebrazione dell’insegnante, sono causa di distrazione.
    Anche il contrario è vero: se le istruzioni non sono chiare il compito non è raggiungibile e quindi è facile perdere la concentrazione nel raggiungerlo.
  3. Il compito deve avere degli obiettivi chiari. Deve essere chiaro perché sto facendo quell’esercizio che richiede la mia massima attenzione. Se il fine è aleatorio, non mi è chiaro dove sto andando, tenderò ad uscire dallo stato di Flow.
  4. Con obiettivi chiari avrò poi possibilità di feedback diretto e immediato. Se non sono in grado di stabilire se quello che faccio è corretto tendo a perdere l’attenzione. Entrano i dubbi e non ho il ritorno della bontà di quanto sto facendo. La nostra mente va in economia, se non so se quello che faccio è positivo, vado altrove…
  5. Agiamo senza sforzo, totalmente concentrati e senza preoccupazioni. Lo sforzo deve essere sostenibile, se l’applicazione fisica e mentale è oltre le mie possibilità non riuscirò a rimanere mentalmente vuoto. Inizierò a pensare a “non ce la faccio”, “non arrivo in fondo”, “ce la farò ad arrivare in fondo?” Anche in questo caso: Addio allo stato di Flow!
  6. Si crea un sentimento di controllo sulla situazione o sull’attività, il quale elimina la paura del fallimento. Controllare la situazione è sinonimo di conoscerla, tendiamo a rimanere ancorati alla zona di confort. In questo caso rimanere nella zona di confort può essere positivo, mi permette di avere controllo e non pensare a cosa non saprò/potrò fare.
  7. Sparisce la preoccupazione per la personalità e c’è una perdita della consapevolezza di sé. Quando lo stato del flow si attiva, la consapevolezza di sé sparisce. Sono talmente concentrato sulla realizzazione del compito che l’ego lascia spazio alla concentrazione. Non penso a me stesso ma a quello che sto facendo.
  8. Il senso di durata del tempo si altera. Durante lo stato di flow, le ore possono sembrare minuti. Ma non è questione di orologio! Lo stato di Flow prescinde dal tempo che passo nello stato stesso. Non è importante rimanerci a lungo, basta riuscire a entrarci appena posso.
  9. Lo stato di flusso si raggiunge quando sono in equilibrio tra le sfide del compito e le abilità di cui disponiamo per affrontarlo. Quest’attività non ci risulta né troppo facile né troppo complessa.
    Non deve essere un compito banale ne tantomeno irraggiungibile, misurato alle mie possibilità.

Il flow dei campioni

Pelè_flow

Nel linguaggio sportivo spesso si parla di trance agonistica, concetto che nei paesi anglosassoni è definito come la “zona”, “stare nella zona”, indicando durante una prova atletica uno stato mentale che combacia perfettamente con la descrizione fatta da Csikszentmihalyi dell’esperienza ottimale.

uno strano senso di rilassatezza che non avevo provato in nessun’altra partitaEra una specie di euforia, sentivo che avrei potuto correre tutto il giorno senza stancarmi, che avrei potuto dribblare chiunque, che avrei potuto quasi correre attraverso i miei avversari.

Pelè

Piuttosto mi sentivo come se qualcuno o qualcosa lo facesse per me –vincesse la partita per me. Un’energia più grande di me stesso aveva preso la meglio e giocava attraverso di me. Tutto quello che ho fatto è togliermi di mezzo e fare in modo che accadesse.”

P.Spang, Zennis

“Per giocare un basket di alto livello capii che dovevo far entrare me stesso in una certa atmosfera, in un determinato momento. Questo è il propellente”. Disse ad un giornalista: “Una volta sono andato tanto in alto oltre l’anello che mi spaventai. Ero intimidito da questa capacità di levitare, non di saltare, come se fosse una dote del cielo e non piuttosto un effetto di muscoli e forza di volontà. E’ come se avessi le ali, quasi qualcuno mi spingesse… galleggio, perdo il senso del mio peso.”

Jordan, M.
7 segreti

I sette segreti per raggiungere lo stato di Flow

  1. Immergiti in una attività che ti piace fare più di ogni altra cosa. Fai un’attività soltanto per il piacere di farla. Non fare kata perchè lo dice il maestro, perchè devi superare un esame, perchè è utile… fallo perchè di fa piacere! Se non te lo da trova l’allenamento che senza secondi fini produce piacere. Non pensare che diventerai più forte, più bello, più bravo, ma solo il piacere di allenarti.
    Mi spiace con il caro Muhammad Alì ma non sono d’accordo con la frase “Ho odiato ogni minuto di allenamento, ma mi dicevo “Non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita come un campione!”
    Qui l’obiettivo non è essere campione ma godere ogni momento del tuo allenamento!
  2. Cogli la motivazione intrinseca. Se qualcosa dipende dall’esterno, cambia attività.
    Prima o poi ti troverai in un pessimo stato. Esempio: Fai quell’esercizio perché ti renderà più forte, più allenato per vincere… poi verrà meno la vittoria e non sarai più ripagato dal risultato. Smetterai di fare quell’esercizio perché non porta il risultato sperato.
    Fai quell’allenamento per l’allenamento!
  3. Definisci obbiettivi chiari e a breve termine. Usa carta e penna e scrivi. E’ fondamentale prendere un impegno sui tuoi obiettivi, chiarisci dove sei e perché quell’allenamento ti porterà a migliorare i tuoi obiettivi.
    Se non programmi dove vuoi arrivare, non sei mai partito.
  4. Osserva il tuo operato. Usa dei video! Guardati e cerca di analizzare in modo critico e onesto quello che stai facendo e risponditi con un feedback sul punto del percorso che ti porta al raggiungimento dell’obiettivo. Se sai dove è la meta è altrettanto importante conoscere dove sei rispetto alla meta stessa.
  5. Aggiungi una sfida o una competenza. Anche nel concetto di Mugendo giapponese si invita all’apprendimento infinito.
    Migliorati aggiungendo qualcosa nella tua attività. Devi mantenere in equilibrio quello che ti rende felice perché rientra nelle tue capacità e quello che ti stimola perché difficile da raggiungere. Altrimenti torna indietro e ridefinisci i tuoi obbiettivi.
  6. Condividi. Entra nel flow con chi si occupa di Karate come te. Condividi con i tuoi compagni di allenamento, con chi ha la tua stessa passione, con il mondo del Karate. Amplia il tuo network e sviluppa delle relazioni con appassionati come te! Vedrai come ti aiuterà a stare nel flusso.
  7. Premiati spesso, ogni allenamento e per ogni risultato raggiunto. 
    Come per i bambini, la ricompensa è parte del divertimento! Se non sei orgoglioso dei tuoi risultati come potrai essere felice di percorrere la via?!

Cosa aspetti a creare il tuo stato di Flow? la sensazione di immersione nella corrente del tuo allenamento sarà così entusiasmante che non ne potrai più fare a meno!

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